16 Gennaio 2026
Compagnia dei Piccoli_copertina
di AURORA FAPPANI - Il 15 dicembre la Compagnia dei Piccoli ha celebrato il suo "Natale": per il gruppo teatrale fondato da Mattia Cabrini un modo di celebrare e fare un bilancio di 10 anni di intensa attività, ma soprattutto di guardare al prossimo decennio di proposte e spettacoli.

«Mentre sei concentrato sul futuro, raramente ti fermi a guardare indietro»: è con questa consapevolezza che Mattia Cabrini attraversa i dieci anni della Compagnia dei Piccoli, una realtà teatrale che ha fatto della continuità e del rapporto con la comunità il proprio punto di forza.

Fondata nel 2015 come associazione di promozione sociale proprio dall’attore cremonese insieme ad un gruppo di 15 persone, tra artisti, tecnici, scrittori e teatranti, la Compagnia dei Piccoli nasce dall’incontro di giovani artisti con l’esigenza di fare teatro senza separarlo dalla realtà che lo circonda. Un teatro che non vive solo sul palco, ma che si radica nel tessuto sociale, attraverso spettacoli, laboratori e progetti formativi rivolti a bambini, adolescenti e adulti. 



Come spiega il direttore artistico della compagnia, l’obiettivo è sempre stato chiaro: creare «un gruppo di artisti che mette assieme la parte artistica e quella sociale, senza perdere di vista il tessuto sociale in cui è inserito e lavorando con i pezzi di società che incontriamo tutti i giorni».

Dieci anni dopo, guardarsi indietro significa fare i conti con ciò che è stato costruito. Cabrini parla di un sentimento ambivalente: da un lato «soddisfazione», dall’altro «gratitudine verso le persone che hanno fatto parte della compagnia». « I compleanni: (racconta), costringono a fermarsi e a riconoscere quante cose abbiamo fatto, quante persone abbiamo incontrato, ma non interrompono lo slancio in avanti. Anzi, prosegue Cabrini, «quello che stiamo creando oggi sarà la Compagnia dei Piccoli del futuro».

Al centro del progetto resta una concezione precisa del teatro. Per la compagnia non può essere ridotto a un prodotto culturale da consumare. «Per noi è l’unico modo di fare un teatro significativo, un teatro che non sia commerciale». L’idea è quella di uno spazio che possa diventare «uno specchio della comunità o un luogo capace di unire le persone intorno al teatro, come un laboratorio. Non una semplice produzione di spettacoli, ma un’esperienza che prova ad unire».

Questa impostazione emerge con forza nel lavoro con bambini, ragazzi e giovani, da sempre una parte centrale dell’attività della compagnia. Se spesso si dice che le nuove generazioni siano lontane dal teatro, l’esperienza della Compagnia dei Piccoli racconta altro: «Nella nostra esperienza vediamo che non è così», osserva Cabrini, sottolineando come la partecipazione ai laboratori continui a crescere. Il teatro, spiega, permette di lavorare su se stessi, sui sentimenti e di costruire relazioni reali: «Ti porta a incontrare persone con cui costruire scene, spettacoli».

Per molti giovani, impegnati nella costruzione del proprio futuro, il teatro diventa uno spazio di confronto e di prova. «Si rendono conto che non è una cosa che possono fare da soli e proprio per questo il palcoscenico diventa uno dei modi di mettersi alla prova, confrontarsi con le proprie paure e incontrare gente». Un’esperienza che lascia il segno e che, col tempo, «porta molta nostalgia».



Guardando ai prossimi dieci anni, la Compagnia dei Piccoli immagina una crescita che non tradisca la propria identità. Cabrini parla della volontà di «ampliare un po’ i confini, ma in un’ottica di scambio», mantenendo un legame forte con Cremona e puntando anche alla creazione di «un luogo che possa diventare un punto di ritrovo». Accanto a questo, resta centrale la dimensione artistica ovvero crescere gli attori della compagnia accompagnandoli nello sviluppo del loro talento.

Dieci anni dopo la nascita, la Compagnia dei Piccoli continua così a muoversi nella stessa direzione: un teatro che non si limita a rappresentare, ma che costruisce legami, comunità, esperienze condivise, un anniversario che non chiude un ciclo, ma lo rilancia.