16 Gennaio 2026
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di CARLO ALBERTO CHIAVEGATO - Era il 3 gennaio del 2009 quando il misterioso Satoshi Nakamoto "minò" (come vuole il gergo tecnico) il primo blocco Bitcoin. Sono passati 17 anni dalla nascita della moneta digitale più famosa al mondo: la sua diffusione è stata un successo mondiale, ma il suo funzionamento è ancora oscuro a molto, soprattutto tra i giovani. Con l'aiuto di un esperto cremonese, L'Ora Buca prova ad orientarsi (e orientarvi) nell'universo rivoluzionario di Bitcoin.

«Alla fine l’euro, il dollaro e tutte le altre valute tradizionali sono veramente solo dei pezzi di carta riconosciuti in Italia, negli USA e in altri Paesi nel mondo, ma che per loro natura sono destinate a perdere valore negli anni». Quello dei bitcoin è un mondo complicato e ancora oscuro ai più: nonostante sia una realtà che ha una storia alle spalle e una diffusione mondiale, il grande pubblico (compreso quello giovane) fatica ancora a intuirne funzionamento e potenzialità. Per capirli L’Ora Buca si è rivolta ad un esperto cremonese, William Verzellesi, commerciante cremonese e bitcoiner dal 2013.



«Spesso non ci poniamo il dubbio che forse il problema è il mezzo, non gli oggetti. Ogni anno ci sono persone che si lamentano dell’aumento dei prezzi al supermercato, persone che però non si interrogano sulla causa e forse non comprendono che è il mezzo a perdere valore». Il riscontro dei dati parla chiaro: dal 2001 al 2025 l’inflazione cumulativa dell’Euro, ossia l’aumento del livello generale dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo, è stata più alta del 50%, con un aumento maggiore negli ultimi 5 anni (Fonte: ISTAT, dalla quale si può calcolare in autonomia questo dato).

Questo non significa che i prodotti nel carrello della spesa valgono più di quanto valessero 25 anni fa, ma che il mezzo con cui si comprano vale decisamente meno. Approssimativamente se con 100 euro nel 2001 si faceva la spesa, oggi ne servono più di 150 per acquistare gli stessi prodotti. Tenendo poi in considerazione che l’inflazione calcolata tiene conto solo di uno stretto paniere di beni, è un calcolo approssimativo, stimato da molti più alto.

Di una soluzione come Bitcoin, si è parlato molto negli ultimi anni, «ma – ci ricorda Verzellesiper comprendere cos’è e come funziona Bitcoin bisogna prima capire cos’è il denaro, cioè quel mezzo usato per gli scambi indiretti di tutti i giorni. Un tempo c’era il baratto, ma se non vi era una merce di scambio desiderata da entrambi i commercianti c’era un vero e proprio tappo di bottiglia. Per questo nasce il denaro, qualcosa di valore universalmente riconosciuto come l’oro, il sale, …». Il denaro infatti non è altro che un mezzo per superare l’ormai antiquato baratto che non soddisfava più i bisogni di tutti nel commercio.


Uno dei momenti dell’intervista con William Verzellesi (a dx) ospite della redazione de L’Ora Buca

Partendo da queste basi, qualcuno ha iniziato ad indagare sulla creazione di una moneta sana e trasparente, a differenza delle valute “fiat” (dal latino, “sia fatto”, si intende quelle valute come il dollaro o l’euro che sono sostenute solo dalla fiducia nelle banche centrali e non da qualcosa di fisico come l’oro, l’argento, ecc), generatrici di inflazione incontrollata e disuguaglianze immense.

«Bitcoin è l’inizio di qualcosa di grande: una moneta senza un governo, qualcosa di necessario e imperativo»

Peter Thiel (co-fondatore di Paypal)

«Bitcoin è nato dal concetto di cypherpunk, movimento di sviluppatori ed esperti che vedevano nella tecnologia la tutela della privacy e dell’indipendenza finanziaria ed economica, in contrasto con quello di cyberpunk, corrente di pensiero che invece vedeva disfattismo ovunque nella tecnologia, come il controllo o l’invasione della privacy. Dal movimento cypherpunk sono nati il manifesto e tanto progresso, come tecnologie crittografiche per sicurezza, privacy dei messaggi, delle email, e così via».

E così una o più persone, maschio o femmina non è dato sapere, sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto il 31 ottobre 2008 pubblicarono il White Paper, il protocollo informatico di bitcoin, e il 3 gennaio 2009 lanciarono in rete il primo software BitcoinCore per gestire la rete Bitcoin.

Un’origine che potrebbe essere definita insolita rispetto a quelle delle monete a cui facciamo riferimento ogni giorno, ma di insolito c’è anche il funzionamento, estremamente elaborato ma allo stesso tempo semplice. «Bitcoin viene definito oro digitale ed è il primo bene digitale scarso, infatti ne esisteranno al massimo 21 milioni. È poi contemporaneamente un metodo di pagamento e una riserva di valore nel tempo». 

«La struttura di Bitcoin è molto ingegnosa. La cartamoneta  scompare, e le criptovalute sono un modo migliore per trasferire valori rispetto a un pezzo di carta, questo è sicuro»

elon musk

Al cuore di Bitcoin c’è la blockchain, un registro pubblico distribuito su migliaia di computer nel mondo. Ogni dieci minuti circa la rete “chiude” un nuovo blocco, cioè un insieme di transazioni verificate e aggiunte alla catena precedente. Per creare questo blocco i computer – chiamati miner – competono in una sorta di gara matematica: il primo che risolve il problema richiesto dal protocollo valida il blocco e ottiene una ricompensa in bitcoin. All’inizio questa ricompensa era di 50 bitcoin, ma una regola fondamentale del sistema stabilisce che ogni quattro anni questa si dimezzi. È il meccanismo noto come halving, che nel 2024 ha portato il premio a 3,125 bitcoin per blocco. L’obiettivo è mantenere un’emissione prevedibile e limitata, rendendo Bitcoin un bene digitale scarso e protetto dall’inflazione arbitraria.

«Inoltre nessuno, nemmeno il governo o la banca centrale, può fermare bitcoin perché esso non è gestito da un ente centralizzato, ma da più computer decentralizzati, che mantengono in piedi la rete, oltre che da un insieme di sviluppatori che lavorano costantemente per garantire bitcoin sicuro. Le modifiche al protocollo, che solitamente non vengono mai accettate siccome è ritenuto praticamente perfetto, passano attraverso un processo democratico e vengono approvate o rigettate. Per questo bitcoin è anche incensurabile».

Come si fa quindi a possedere Bitcoin? A differenza dei tradizionali conti bancari che fanno riferimento agli istituti di credito di appartenenza, il conto “Bitcoin” individuale di ognuno di noi è una sorta di banca personale gestita in autonomia. Ovviamente questo comporta rischi, perdita delle credenziali o smarrimento del “wallet”, ma anche grossi benefici: a partire dalla conservazione della riserva di valore nel tempo insieme alla completa anonimità finanziaria, fino ad arrivare alla possibilità di trasferire grandi cifre ovunque nel mondo senza limiti fisici.



L’acquisto di Bitcoin invece, ci spiega Verzellesi, «può avvenire sostanzialmente in due modi: il primo è tramite exchange riconosciuti, quindi quelle applicazioni sugli smartphone che ti danno la possibilità di acquistare bitcoin. Lì tu fornisci tutti i tuoi dati e dopo qualche procedura ti permette di avere bitcoin sul conto dell’exchange, da spostare preferibilmente su un wallet personale il prima possibile. Il secondo metodo è il sistema peer-to-peer cioè da persona a persona: io che possiedo bitcoin te li vendo di persona in cambio di euro o altre valute, garantendo l’anonimità più totale alla transazione».

Una nota molto importante da fare è che l’anonimato nelle operazioni in Bitcoin non implica necessariamente la volontà di occultare attività illecite. Per molti utenti rappresenta semplicemente una forma di tutela della propria sfera privata, analoga alla riservatezza con cui si gestiscono le tradizionali informazioni bancarie. In un contesto digitale sempre più esposto, la ricerca di privacy è una scelta di sicurezza, non di opacità.

Se questo innovativo sistema di pagamento non è di così facile comprensione, forse più semplice è il suo utilizzo quotidiano: si può usare Bitcoin per piccoli pagamenti giornalieri e veloci, come il caffè? Spiega Verzellesi che Bitcoin ha pensato anche a questo siccome «proprio nel 2018 nasce Lighting Network. Bitcoin è un’ottima forma di trasferimento di valore, anche veloce perchè in 10/20 minuti ti permette di trasferire grandi somme di denaro, cosa impossibile fino a poco tempo fa quando un bonifico ordinario ti richiedeva 48/72 ore. Bitcoin esiste dal 2009, ma per un caffè è probabilmente poco pratico come sistema. Lightning network nasce per trasferire micropagamenti quotidiani, istantanei con costo zero, con una piccola rinuncia di sicurezza, necessaria se si vuole procedere con pagamenti veloci, talmente piccoli che non interferiscono su un patrimonio totale».



Per i più curiosi, che magari sollevano il dubbio “e se i computer quantistici riuscissero a superare la sicurezza di Bitcoin?”, l’esperto risponde che «Bitcoin ha già risolto il problema quantistico attraverso il quantum-resistant protocol, adottato dalla blockchain bitcoin per la sicurezza di quest’ultimo». Inoltre se mai un computer quantistico, nel lontano futuro, dovesse riuscire ad attaccare delle chiavi bitcoin, sicuramente ci sarebbe un enorme problema anche a tutto il sistema finanziario ed ad internet stesso, profondamente legato dallo stesso protocollo “SHA-256”: insomma ci sarebbe ben altro di cui preoccuparsi.

Per chi oggi vuole avvicinarsi a Bitcoin, il contesto non è mai stato così favorevole. Ci sono possibilità ovunque: da video su Youtube, corsi, community e tanti libri come “Villaggio Bitcoin” di Valerio Dalla Costa o “The Bitcoin Standard” di Saifedean Ammous, insieme a divulgatori che dedicano tanto del loro tempo alla diffusione di ciò che per molti è ancora un territorio inesplorato. Ma come ricorda Verzellesi entrare nel mondo Bitcoin significa iniziare a prendersi le proprie responsabilità «proprio come affermava lo zio di Peter Parker, da grandi poteri derivano grandi responsabilità