16 Gennaio 2026
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di MARAM DIEYE - Un intero fine settimana dedicato alla Costituzione: non una tavola rotonda o una conferenza, ma un cammino in libertà lungo le strade e nei punti più simbolici di Cremona, per ricordare alcuni degli articoli più importanti della carta fondativa della Repubblica. Un percorso dal forte valore civile e artistico, organizzato dalla Compagnia dei Piccoli.

Ha indossato l’abito della festa, si è agghindata come per le grandi occasioni e nel weekend del 25 e 26 ottobre, la Costituzione è scesa per le strade di Cremona e ha camminato insieme ai cittadini. “Racconti in Libertà” è l’esperienza teatrale itinerante ideata dalla Compagnia dei Piccoli, associazione di promozione sociale nata nel 2015, e sostenuta dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona, con la collaborazione del Comune, delle scuole e di numerose realtà culturali. Non un semplice spettacolo, ma un progetto che ha portato la storia fuori dai musei e dai libri, per raccontarla tra marciapiedi, piazze, cortili e tutti quei luoghi dove le persone vivono ogni giorno. 



La passeggiata si è sviluppata in dodici tappe corrispondenti ai dodici Principi Fondamentali della Costituzione. Ogni tappa è stata ambientata in un luogo specifico della città, scelto per il suo valore simbolico o storico riconducibile ad un articolo preciso; nel mentre il pubblico, dotato di cuffie wireless, è stato guidato da un corifeo, una voce narrante che intrecciava monologhi, memorie storiche, articoli costituzionali e performance teatrali dal vivo, generando un’esperienza immersiva.

Il gruppo di partecipanti a “Racconti in libertà” lungo Via Solferino

«Il tentativo è stato quello di mettere assieme due tipi di storie: la prima è la Storia, quella legata alla nostra città, in particolare al periodo fascista e della resistenza, che ha portato poi alla Costituzione e alla Repubblica, le altre invece sono le storie di oggi, prese dalla cronaca e messe in scena tramite le rappresentazioni teatrali. È un intreccio tra passato e presente. -spiega Mattia Cabrini, fondatore della Compagnia- Un cittadino può partecipare perché da una parte diventa consapevole di quella che è la sua storia, dall’altra parte si sente attore e protagonista della scena». L’obiettivo dunque è ricordare che la Costituzione non è un testo distante, ma una presenza concreta, fatta di diritti che ci accompagnano senza che ce ne accorgiamo davvero.

L’inizio dell’itinerario, nella piazza della stazione dei bus di Cremona, è stato dedicato all’idea di identità collettiva: non una scelta individuale, ma la consapevolezza di appartenere a un popolo che ha costruito la propria libertà passo dopo passo. La dolce melodia ripetuta durante il cammino ricorda che la democrazia non è mai ferma, ma un movimento continuo di voci e persone. 



Alla stazione ferroviaria è entrata invece in scena una giovane pendolare, con la sua quotidianità fatta di ritardi e coincidenze. Un luogo che richiama alla memoria il 10 luglio 1944, quando la stazione e piazza Risorgimento furono bombardate dagli Alleati: centodiciannove morti, ventisette ferrovieri tra loro, più di ottanta feriti. Le emozioni della ragazza si intrecciano con quelle di chi allora correva per salvarsi, trasformando un luogo comune di oggi in un punto doloroso della storia. 

Bianca Bianchi, docente e politica

Il percorso è proseguito con il racconto di Bianca Bianchi, insegnante toscana che lavorò a Cremona negli anni ’40 e che dopo la guerra divenne membro dell’Assemblea Costituente. Insegnava filosofia e pedagogia al Liceo Anguissola, ma non era ben vista dal preside per le sue idee. Bianchi assegnò ai suoi studenti un tema sul futuro e sulla libertà; un alunno scrisse, ma il contenuto del tema sarebbe dovuto assolutamente rimanere nascosto e mai rivelato a causa della appartenenza del ragazzo ad una famiglia ebraica, colpita dalle leggi razziali. I pochi compiti tuttavia giunsero in presidenza, dove vennero definiti inadatti, e a distanza di anni quelle parole richiamano gli articoli 33 e 34 della Costituzione, che tutelano libertà di insegnamento e diritto allo studio. 

La Chiesa di San Vincenzo ha poi ricordato il rapporto tra Stato e Chiesa e rievocato l’articolo 7 della Costituzione, che sancisce l’indipendenza dello Stato dalla Chiesa e i Patti Lateranensi. Più avanti, un riferimento all’articolo 32 ha introdotto il tema della salute come diritto di tutti, mentre all’Informagiovani la rappresentazione di una chiamata simulata per prenotare una visita ha strappato sorrisi e mostrato come oggi la burocrazia, a volte faticosa, sia comunque il modo con cui i diritti diventano servizi reali. 

Durante il tragitto ha preso forma la storia del figlio di un’attrice malata che muore troppo presto: un racconto che parla di fragilità, cura e responsabilità collettiva, rappresentata dallo stesso Marco Cabrini in Piazza Marco Coppetti. Al Museo Civico Ala Ponzone la scena ha cambiato tono con due attrici nei panni di candidate a un concorso da insegnante che, tra ironia e nervosismo, mostrano quanto sia importante riconoscere competenza e merito. In corso Campi invece torna il cuore dell’articolo 3 con la storia di due ragazze e del loro primo bacio per il viale: un momento semplice, delicato e capace di ricordare che l’uguaglianza non è teoria, ma vita concreta. 

I due attori che hanno indossato i panni di Farinacci e della giovane partigiana

Verso il centro invece, la Galleria 25 Aprile, un tempo 23 Marzo, ha riportato il pubblico di camminatori al ventennio fascista: l’arrivo del Duce, la propaganda di Farinacci, fino ai giorni della Liberazione. In contrapposizione, in piazza Duomo, le voci della Resistenza e la storia di una giovane partigiana che affronta il potere a testa alta, mentre l’ombra del regime si scontra con il coraggio delle donne e degli uomini che non si arresero. Sullo sfondo le parole di Piero Calamandrei, pronunciate nel 1955, per ricordare che la Costituzione non è solo un testo giuridico ma un testamento di chi ha combattuto contro la dittatura e ha scelto la democrazia. 

L’ultima scena infine, in piazza Marconi, a unire attori e spettatori sullo stesso palco improvvisato: non più pubblico e interpreti separati, ma cittadini che condividono musica, ballo e un messaggio chiaro. La Costituzione non è un documento chiuso in un cassetto: è storia, fatica, libertà e partecipazione.