
Rimettere in scena Molière significa chiedersi se il mito del seduttore sia ancora credibile è questo adattamento in chiave moderna, a modo suo, risponde: Don Giovanni non è morto, ha semplicemente cambiato costume e calato le maschere per mostrarsi davvero. Nelle sere del 17 e 18 novembre, sul palco del Cinema Teatro Filo, è andata in scena “Don Giovanni – O cenar col cielo”, una rivisitazione fresca e provocatoria rappresentata da La Compagnia dei Piccoli e Il Laboratorio.
Fin da subito, quando gli attori hanno cominciato a recitare ancora prima che si spegnessero le luci, girando per la sala e conversando con il pubblico nei panni dei personaggi del commediografo francese, è stato chiaro che la rappresentazione avrebbe parlato direttamente all’attualità e a chi la vive. Gli attori, la maggior parte dei quali molto giovani, sono stati incaricati di trasformarsi in ciò che tutti i giorni devono affrontare, ovvero il divario tra opportunità e responsabilità.

Don Giovanni è un uomo che vuole avere tutto senza scegliere mai, che vuole vivere senza dover pensare alle conseguenze. Incarna coloro che soddisfano sé stessi senza curarsi degli altri, provocando dolori e rimpianti che si rifiutano di considerare. La Compagnia dei Piccoli e Il Laboratorio, sotto regia di Mattia Cabrini e Marianna Bufano, sono riusciti perfettamente a far emergere la figura sempre attuale di Don Giovanni, la cui superficialità ed egoismo traspaiono da ogni battuta. «Don Giovanni rappresenta il mito del “tutto è possibile”», spiega Cabrini. «Tuttavia, in un mondo in cui le scelte diventano essenziali, ci poniamo interrogativi profondi sulle conseguenze delle nostre azioni».
Si esce dalla sala con l’impressione che questo Don Giovanni non parli più soltanto di seduzione ma di responsabilità, desiderio e vuoto.

La trama dell’opera originale di Molière è stata di base mantenuta, ma il lavoro di rivisitazione ha portato in scena personaggi completamente diversi e contemporanei, il cui profilo ha contribuito all’immedesimazione da parte dell’osservatore e all’associazione ad un contesto moderno. Carlotta e Maturina, due conquiste di Don Giovanni sedotte e poi abbandonate, sono diventate sul palco del Cinema Filo due donne migranti lavoratrici in un locale di strip-tease, dove l’amore è spesso scambiato per debito e dovere. Le giovani attrici hanno rappresentato con ironia e maturità la vita che molte donne devono condurre, una vita fatta di poche possibilità e di poche scelte, in cui mostrare i propri corpi e fingere amore sono gli unici mezzi di stabilità.
Nel “Don Giovanni – O cenar col cielo” della Compagnia dei Piccoli, l’unico personaggio a mantenere la continuità con il classico del 1600 è il servo del protagonista, Sganarello, che con le battute originali rappresenta fin da subito la morale fastidiosa e oggettiva che troppo spesso viene accantonata.


Sono d’impatto nella messa in scena soprattutto il linguaggio e la vicinanza tra attori e pubblico. Il linguaggio utilizzato è moderno, fresco e d’impatto, ma anche legato alle battute originali del ‘600. Ogni dialogo è pervaso di verità e ironia, che suscita nel pubblico risate e riflessioni su ciò che anche nel presente accade.
Oggi la figura di Don Giovanni, abile seduttore di donne che poi considera subito merce da Vinted, si può facilmente ritrovare sulla prima pagina di molti giornali e nella biografia di troppe donne. Il protagonista resta una figura infantile fino alla chiusura del sipario, che la compagnia sottolinea rendendo Don Giovanni un vero e proprio bambino che viene vestito dalla madre. Rifiuta di prendere consapevolezza e di imporsi un limite, finendo però per bruciare se stesso. La scena finale, rappresentata con grande emotività e tragicità, vede un protagonista che arriva a togliersi la vita e giungere all’inferno, ma ancora una volta affrontando tutto con ironia e senso di onnipotenza.

Gli attori, nonostante la loro giovane età, hanno interpretato con professionalità e completezza ciascun ruolo, dimostrando che ciò che è passato può parlare anche al presente. Si esce dalla sala con l’impressione che questo Don Giovanni non parli più soltanto di seduzione ma di responsabilità, desiderio e vuoto. La compagnia dei piccoli e il Laboratorio hanno portato sul palco un adattamento che non cerca risposte facili, ma che costringe a prendere consapevolezza delle crepe della nostra società.
