L’Ora Buca non si occupa di politica: è la nostra linea editoriale e tale rimarrà, perché crediamo che altri siano i luoghi dove i giovani debbano definire la loro appartenenza. Non la nostra redazione, dove nel nostro piccolo cerchiamo di stimolare la curiosità e fornire ai collaboratori gli strumenti per informarsi e (autonomamente) formarsi la loro idea. Visto l’interesse suscitato, nel caso di questo referendum costituzionale abbiamo però deciso di fare una parziale eccezione, con una importante nota metodologica rivolta all’equilibrio e focalizzata sul fornire una buona informazione al lettore: abbiamo interpellato un esponente favorevole ed uno contrario al quesito, concedendo a entrambi lo stesso tempo per rispondere agli stessi argomenti. IL DIRETTORE

In una democrazia la giustizia non è soltanto l’insieme dei codici delle leggi e delle aule dei tribunali: è una parte del complesso meccanismo di uno Stato, l’ingranaggio che garantisce l’equilibrio tra i poteri e tutela i diritti dei cittadini. Proprio per questo ogni proposta di riforma del sistema giudiziario suscita sempre un dibattito acceso, che coinvolge giuristi, politici e opinione pubblica. Il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo (qui le modalità di voto) rappresenta uno di questi momenti di confronto.

Attraverso lo strumento referendario, i cittadini sono chiamati a esprimersi direttamente su alcune questioni che riguardano il funzionamento della magistratura e dell’ordinamento giudiziario. Il referendum confermativo, previsto dall’articolo 75 della Costituzione, permette infatti agli elettori di decidere se confermare o meno una riforma costituzionale già votata dal Parlamento, dove però non ha raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi.
Nel caso di questo referendum, i quesiti riguardano temi centrali per il sistema della giustizia italiana, come il funzionamento della magistratura, il ruolo dei magistrati, la terzietà del giudice e alcune procedure interne in merito a valutazioni e carriere dei magistrati. Si tratta di questioni tecniche ma allo stesso tempo molto rilevanti, perché toccano il delicato rapporto tra magistratura, politica e cittadini e influenzano il modo in cui la giustizia viene amministrata nel nostro Paese.


IL QUESITO REFERENDARIO
«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»
Le norme previste nella riforma costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025 prevedono la separazione delle carriere di giudici (magistratura giudicante, che giudica ed emette le sentenze) e pubblici ministeri (magistratura requirente, che raccoglie prove sull’indagato e, in aula, conduce l’accusa verso l’imputato). Vengono poi istituiti due Consigli superiori della magistratura distinti (uno per giudicanti e uno per requirenti) e una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari (composta da 15 giudici, tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati), che assume le competenze disciplinari oggi gestite dal Csm
LEGGI QUI IL TESTO COMPLETO DELLA LEGGE DI RIFORMA COSTITUZIONALE N. 253 DEL 30/10/2025.
Proprio per la complessità dei temi trattati, il dibattito pubblico si è subito diviso tra sostenitori del Sì, che vedono nel referendum un’occasione per riformare alcuni aspetti della giustizia ritenuti problematici, e sostenitori del No, che invece ritengono queste modifiche inefficaci o potenzialmente dannose per l’equilibrio del sistema giudiziario.
Per capire meglio le ragioni di entrambe le posizioni, abbiamo deciso di ascoltare direttamente due voci giovani e cremonesi del dibattito: un esponente favorevole al Sì e uno contrario. Attraverso le loro parole cerchiamo di chiarire quali sono i nodi principali della riforma, quali cambiamenti potrebbero derivarne e perché il referendum sulla giustizia rappresenta oggi un passaggio così discusso nel panorama politico e istituzionale italiano.
Stefania Colombi, classe 1987, si è laureata in giurisprudenza ed esercita la professione di avvocato fra Cremona e Piacenza, è presidente di AIGA, associazione che si occupa di politica forense e formazione a tutela degli interessi della giovane avvocatura italiana, e del comitato per il Sì.


Sul fronte del NO Chiara Barabaschi: coetanea, esercita a Cremona ed è vice presidente dell’associazione AIGA, si è laureata nel 2011 a Bologna in giurisprudenza e ha aperto il suo studio legale nel 2015. Per garantire il maggior equilibrio e parità di condizioni, abbiamo sottoposto agli intervistati gli stessi argomenti, chiedendo loro di rispondere in un massimo di 30”.
Per quale motivo secondo voi bisognerebbe essere a favore o contrari alla separazione della carriere e ai due CSM?
Avv. Colombi (Sì): «La separazione delle carriere è un principio sotteso già nella nostra carta costituzionale e una netta distinzione tra chi giudica e chi accusa rafforza quelli che sono i principi di terzietà e imparzialità del giudice, garantendo così un contraddittorio più equilibrato e un giudice realmente terzo rispetto alle parti, in linea con quelli che sono i principi di indipendenza e imparzialità della giurisdizione».
Avv. Barabaschil (No): «La separazione delle carriere comporterebbe una violazione di un aspetto della nostra carta costituzionale che è l’indipendenza della magistratura. Se il pubblico ministero venisse scisso dalla magistratura ordinaria diventerebbe una sorta di super poliziotto assoggettato di fatto all’esecutivo. Inoltre molto spesso vengono ravvisati dei rischi quando si fa presente che il pubblico ministero è un collega del giudice che decide: questo potrebbe essere un attacco alla difesa, la quale potrebbe sentirsi in posizione di minorata difesa, mentre assolutamente non è così».








Perché bisognerebbe essere favorevoli o contrari al sorteggio dei membri del CSM?
Avv. Colombi (Sì): «L’introduzione del sorteggio tenderebbe a limitare quello che è il peso delle correnti e delle scelte discrezionali, avvicinando così quella che è la composizione degli organi e la distribuzione delle funzioni a criteri più neutrali e un personale in coerenza con quello che abbiamo detto prima, cioè il principio di indipendenza».
Avv. Barabaschi (No): «Io ritengo che il CSM debba essere un organo altamente qualificato perché si tratta di giudicare altri magistrati, che sono la maggiore autorità che noi conosciamo perché decidono per la vita di altre persone e quindi non si può lasciare al sorteggio questa facoltà: devono esserci dei titoli specifici».

Riguardo all’Alta Corte Disciplinare invece?
Avv. Colombi (Sì): «Un organo disciplinare separato e specializzato potrebbe ridurre davvero il rischio di autoreferenzialità nell’alto governo della magistratura, rendendo così più effettivo il controllo su quelle che sono le condotte che incidono sull’indipendenza, l’imparzialità e un corretto esercizio delle funzioni a tutela anche dell’affidamento degli avvocati e dei giudici in maniera naturale e imparziale».
Avv. Barabaschi (No): «L’alta corte disciplinare innanzitutto viola la nostra carta costituzionale, che all’articolo 102 vieta l’istituzione dei giudici speciali. A maggior ragione in questo caso, perché questi sarebbero preposti a giudicare dei magistrati, quindi ritengo che sia fortemente anticostituzionale considerando anche che il presidente dell’alta corte disciplinare non sarebbe un membro togato, ma un rappresentante politico. Questa riforma darebbe un amplissimo potere all’esecutivo considerando anche che i membri togati dell’alta corte sarebbero i ⅗, quindi basterebbe lo scarto di un voto per decidere le sorti di un magistrato».
Infine un vostro appello al voto.
Avv. Colombi (Sì): «Io consiglio alle persone di andare a votare e, indipendentemente da quello che voteranno, siano consapevoli di quello che scelgono. L’obiettivo di AIGA è quello di sensibilizzare le persone e di informare, poi ognuno ha la sua opinione. È importante ricordare e sottolineare che questa riforma costituzionale non è una riforma partitica, ma una riforma tecnica».

Avv. Barabaschi (No): «Io chiedo a tutti i cittadini di farsi guidare dalla bellezza della costituzione a non modificarla, perché è stata creata in un momento di particolare fragilità del nostro paese che è stato il nostro dopoguerra, è stata creata subito dopo il voto alle donne e quindi difendiamola».
