
BrainUp! è una realtà giovane nata nel panorama digitale italiano con un obiettivo tanto semplice quanto ambizioso: convincere i giovani a restare in Italia e a investire nel proprio Paese invece di cercare, come sempre più spesso capita, fortuna all’estero.
Il progetto prende forma il 19 gennaio 2024 dall’iniziativa di tre ragazzi: Federico Farina, 24enne videomaker e grafico originario del comune cremonese di Casalmaggiore, proprio come Alessandro Farina, e infine Emanuele Martino, proveniente invece da Lanciano (Abruzzo). Questi ultimi sono entrambi 22enni laureandi in Economia e Nuove Tecnologie Digitali.

Dalla testimonianza di Emanuele, emerge come tutto sia nato da un’osservazione personale: inizialmente il fenomeno dello spostamento dal Sud al Nord, in particolare dalla sua regione d’origine, l’Abruzzo, e successivamente la consapevolezza che il problema fosse in realtà più ampio e riguardasse l’intero Paese, con sempre più giovani intenzionati a trasferirsi all’estero.



«L’obiettivo principale di BrainUp! si può descrivere in una frase: convincere i giovani a rimanere in Italia e non scappare all’estero. La nostra idea è partire dai problemi, molti ragazzi infatti magari scappano non cercando di risolverli», spiega, sottolineando come non si tratti di una posizione rigida o ideologica. Piuttosto, nelle sue parole, c’è un percorso di consapevolezza. Molti ragazzi non conoscono davvero l’Italia, i suoi limiti ma anche le sue potenzialità, e scelgono di partire senza aver prima compreso cosa potrebbe essere migliorato.
«Quando chiediamo quali sono i principali problemi dell’Italia, molti ragazzi non sanno rispondere»
Da questa intuizione nasce un progetto editoriale che si sviluppa principalmente sui social, attraverso interviste a imprenditori, contenuti divulgativi e brevi video realizzati per strada, in cui si pongono domande dirette ai coetanei e non su economia, politica e società. «Quando chiediamo quali sono i principali problemi dell’Italia, molti ragazzi non sanno rispondere», osserva ancora, evidenziando una distanza reale tra i giovani e questi temi.
Fin dall’inizio, BrainUp! si è sviluppato senza risorse strutturate né supporti esterni: nessun mentore, nessun finanziamento, solo tentativi, errori e continui adattamenti. Emanuele racconta come, nelle prime fasi, fosse estremamente difficile anche solo ottenere una risposta alle email inviate alle aziende, mentre i contenuti pubblicati faticavano a trovare visibilità. «Siamo partiti da zero. Inizialmente con gli imprenditori era un disastro, noi mandavamo email e nessuno ci rispondeva».

Il percorso di crescita è stato graduale e costruito sull’esperienza diretta. Imparando cosa funziona e cosa no, modificando linguaggi, format e modalità di comunicazione. Finché non è giunto il momento di svolta. «Ad un certo punto è arrivato un imprenditore all’università che ci ha fatto conoscere tante imprese e da quel momento abbiamo iniziato a fare interviste. Era un contratto di rete in sostanza, da lì finalmente altre aziende ci hanno iniziato a rispondere. Ora siamo arrivati a una community di circa 60.000 persone».
Così è nato un percorso in cui al centro c’è la volontà di rendere accessibili temi spesso percepiti come complessi o distanti, come la finanza, l’imprenditoria e il funzionamento dell’economia. Il linguaggio scelto è diretto, informale, vicino a quello delle nuove generazioni, lontano dai toni istituzionali che spesso caratterizzano questi argomenti. «Non ci piacciono quelle cose istituzionali che magari si vedono in televisione o all’università», spiega Emanuele, «noi siamo ragazzi e vogliamo parlare a dei ragazzi con lo stesso tono, senza fare quei concetti mostruosi o formule giganti».
Per questo motivo, accanto alle interviste agli imprenditori, il progetto propone anche contenuti pratici, in cui teoria e pratica si intrecciano costantemente e vengono spiegate in modo semplice e diretto.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalle attività di BrainUp! riguarda la presenza diffusa di false credenze sull’Italia. Tra queste, l’idea che il sistema scolastico sia inefficiente, mentre rappresenta uno dei punti di forza del Paese, almeno sul piano della preparazione teorica. «Il sistema scolastico italiano penso sia il migliore al mondo: uno studente del nostro Paese, che sia di medicina o di ingegneria, è estremamente più preparato di tutti quanti gli altri».
Questo non toglie la necessità di miglioramenti, soprattutto sul piano pratico e nell’insegnamento delle lingue. «L’inglese è fondamentale, serve veramente in ogni parte del mondo, quindi la prima cosa che farei è proprio inserire degli insegnanti madrelingua che parlano solo inglese nelle scuole, dalla fine dall’asilo fino alle superiori».


Un altro stereotipo riguarda la figura dell’imprenditore, spesso percepita negativamente: «Si pensa che l’imprenditore sia una persona che evade o pensa solo a sé stesso. Invece sono proprio gli imprenditori a creare lavoro e a sostenere l’economia». Allo stesso tempo, non vengono negate le criticità esistenti. La burocrazia complessa, la lentezza amministrativa, la difficoltà di crescita professionale e i livelli salariali non competitivi sono indicati come fattori concreti che spingono molti giovani a cercare opportunità altrove. «Più che le tasse, il problema è la complessità», aggiunge, facendo riferimento a un sistema percepito come poco chiaro e spesso scoraggiante per chi vuole fare impresa.
Un elemento distintivo del progetto è la scelta di non filtrare le opinioni raccolte, anche quando risultano controverse o generano polemiche. I contenuti pubblicati, infatti, danno spesso origine a dibattiti accesi nei commenti, talvolta anche a critiche dirette. Emanuele sottolinea però come questo confronto sia parte integrante del progetto stesso. «Un nostro punto fermo è che vogliamo dare visibilità e condividere l’opinione di tutti: anche se l’intervistato dice qualcosa che potrebbe far scaturire delle opposizioni o dei litigi nei commenti, la pubblichiamo comunque, noi non vogliamo censurare nessuno» perché «l’obiettivo è dare spazio a tutte le opinioni, indipendentemente dal loro orientamento».

In questo senso, anche la viralità di alcuni contenuti viene interpretata non solo come un risultato numerico, ma come un segnale di coinvolgimento e partecipazione. È proprio grazie alla viralità che BrainUp! ha iniziato a produrre anche effetti concreti al di fuori dei social. Sempre più giovani, infatti, si avvicinano al mondo dell’imprenditoria dopo aver visto i contenuti pubblicati e alcuni contattano direttamente Emanuele per chiedere consigli o orientamento.
«Molti nostri coetanei, molti nostri amici stanno avviando start up e ci scrivono per dei consigli. Tanti altri ci ringraziano e dicono che sono partiti grazie a noi, magari vedendo le storie degli imprenditori e startupper. Tanti giovani grazie ai nostri video si stanno avvicinando a conoscere meglio quali sono i problemi dell’Italia e come risolverli». Un progetto, quello di BrainUp!, che sta dunque diventando un punto di riferimento informale per chi desidera avviare una propria iniziativa.
Il messaggio che emerge è articolato e lontano da semplificazioni. Non si tratta di restare in Italia a prescindere, né di rifiutare l’esperienza all’estero, ma di affrontarla in modo consapevole. «Andate all’estero, fate esperienza e riportate il meglio in Italia», conclude Emanuele. In questa visione, l’Italia non è un contesto da abbandonare, ma una realtà con criticità evidenti e grandi potenzialità, che può essere migliorata proprio grazie al contributo delle nuove generazioni.
