16 Gennaio 2026
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di MARAM DIEYE - Che cosa accade nel mondo mentre abbiamo gli occhi chini sul cellulare? Quanta e quale vita ci perdiamo, immersi nei videogiochi o davanti alla tv? Domande che sempre più giovani si pongono e che L'Ora Buca ha indagato grazie alle testimonianze dei diretti interessati e di un grande esperto -PRIMA PARTE-

In Italia, l’84% dei ragazzi utilizza dispositivi digitali per almeno quattro ore al giorno. Secondo un’indagine del Movimento Etico Digitale, per oltre l’80% dei giovani si tratta addirittura di più di cinque ore quotidiane passate davanti a schermi di ogni tipo: smartphone, tablet, computer o TV. Uno studio di Save the Children aggiunge che il 47% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni trascorre più di 5 ore online ogni giorno. Non solo: il 37% di loro controlla il telefono più di dieci volte nell’arco delle 24 ore. Numeri che disegnano un panorama chiaro, a tratti critico e inquietante, del rapporto tra i giovani e lo schermo.



Utilizzo in media il telefono per 8 ore al giorno”, dichiara Katia Vacchelli, studentessa al quarto anno dell’istituto tecnico Einaudi, una media simile a quella di Alessandro Limoni, appena diplomato all’istituto Torriani: “Uso generalmente il cellulare 6 ore circa al giorno quando sono in vacanza o non ho impegni particolarmente importanti e 4 ore al giorno durante il periodo scolastico”, tuttavia, spiega Alessandro “la mia passione più grande sono i videogiochi, per cui alle ore passate sul cellulare potremmo aggiungere quelle trascorse davanti alla televisione, circa 2/3 ore al giorno”. È invece più moderato l’uso da parte di altri ragazzi interpellati da L’Ora Buca, come Agata Becchi e Alice Mainardi, rispettivamente studentesse del Liceo Scientifico Aselli e dell’Istituto Einaudi, che si limitano a tre ore al giorno davanti agli schermi. 

Sono numeri emblematici di un comportamento sociale che si è traslato nel digitale, con un consumo massiccio di contenuti video, immagini e interazioni social […] mentre il mondo fuori va avanti

Se i tempi risultano dunque diversificati, così anche le modalità d’utilizzo, anche se la forma d’uso prediletta rimangono i social, principalmente Youtube, Instagram e Whatsapp. Il 19° rapporto Censis sulla comunicazione infatti analizza dettagliatamente le tipologie di app più gettonate tra i giovani in Italia: secondo il report, il 79,3% dei ragazzi usa YouTube, il 72,9% Instagram e il 56,5% TikTok. Sono numeri emblematici di un comportamento sociale che si è traslato nel digitale, con un consumo massiccio di contenuti video, immagini e interazioni social.

Questi dati, combinati alle medie nazionali precedentemente citate, mostrano un quadro molto chiaro e conciso: sono numeri emblematici di un comportamento sociale e di intrattenimento che si è quasi completamente traslato nel digitale, con un consumo massiccio di contenuti video, immagini e interazioni social; gran parte delle giornate dei ragazzi sono impiegate davanti a un video, una foto, un post, mentre il mondo fuori va avanti.

Quando i giovani passano la maggior parte del tempo in comunità digitali, perdono l’opportunità di sviluppare quelle competenze relazionali essenziali che si apprendono solo attraverso l’interazione faccia a faccia: leggere le espressioni del viso, interpretare il linguaggio del corpo, gestire le pause e i silenzi di una conversazione”, ci spiega Giuseppe Riva, professore di Psicologia della Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’associazione internazionale CyberPsychology. Il docente analizza meticolosamente il fenomeno all’interno del suo ultimo libro Io, Noi, Loro. Le relazioni ai tempi dei Social Media e dell’IA (il Mulino, 2025): “Il problema principale non è tanto la tecnologia in sé, quanto il fatto che le interazioni digitali non riescono ad attivare quella che definisco la “modalità-Noi”: uno stato neurobiologico di connessione profonda tra due o più soggetti che si sviluppa attraverso la co-presenza fisica“.

«Quando i giovani passano la maggior parte del tempo in comunità digitali, perdono l’opportunità di sviluppare quelle competenze relazionali essenziali che si apprendono solo attraverso l’interazione faccia a faccia»

GIUSEPPE RIVA

Ma cosa succederebbe ai ragazzi se il telefono sparisse per un giorno? Nonostante l’abitudine a stare in compagnia dello schermo, i giovani intervistati sono tutti concordi nel dire che la loro reazione alla sua mancanza sarebbe positiva. “Non mi dispiacerebbe, anzi sarebbe meglio, così mi dedicherei ad altre attività.”, dice Verdiana, mentre Katia ammette invece che “i primi giorni credo sarei in crisi perché usando il telefono per così tanto tempo ne sentirei tantissimo l’astinenza, ma facendo attività impegnative credo che ne risentirei meno.

 



È infatti risaputo che l’utilizzo del cellulare tende spesso a sottrarre tempo alla “vita vera”, facendo scaturire un effetto definito come FOMO (fear of missing out), una paura che secondo un’analisi di Worldmetrics affligge il 56% degli utenti dei social. Quest’effetto tende a far sviluppare sintomi come ansia, solitudine e aumento di rischi di depressione e isolamento. “La FOMO è uno dei sintomi più evidenti di come i social media abbiano distorto la nostra percezione della realtà. È quella sensazione di ansia che si prova quando si vedono gli altri vivere esperienze apparentemente più emozionanti delle nostre più tempo passiamo online per “non perderci niente”, più ci perdiamo la vita reale.”, spiega il Professor Riva, “I social media ci espongono continuamente a versioni idealizzate e curate delle esperienze altrui, creando un confronto costante e inevitabilmente perdente”

(FOMO) Sigla dell’ingl. Fear of missing out (‘paura di rimanere escluso’), che si riferisce alla sensazione d’ansia provata da chi teme di essere privato di qualcosa di importante se non manifesta assiduamente la sua presenza tramite i mezzi di comunicazione e di partecipazione sociale elettronici interattivi.

VOCABOLARIO TRECCANI

Certe volte credo di perdermi dei momenti della “vita vera” e quindi, per compensare questa cosa, mentre sono fuori casa cerco di non utilizzare il mio telefono per riuscire a godermi il momento”, riferisce infatti Alice, a cui fa eco Verdiana: “Purtroppo, anche se mi rendo conto di sprecare tempo e perdere occasioni, mi sembra di non avere abbastanza forza di volontà per fare qualcosa di concreto e produttivo per godermi le giornate e la “vita vera””.

Come asserito dal professor Riva, lo schermo può anche radicalmente cambiare il modo di partecipare ad un evento, vivere un’esperienza, come racconta Alessandro: “Quest’anno sono andato al mio primo concerto in assoluto e, colpito da una grande emozione ed una sorta di bisogno sfrenato di filmare l’intero concerto, il risultato è stato quello di aver guardato più tempo lo schermo del cellulare rispetto al concerto vero e proprio, ho tenuto in mano il cellulare solo per il gusto di documentare per me (o per gli altri?)”. Una sensazione, quella descritta dallo studente, che però non coinvolge tutti i ragazzi “Non mi è mai capitato di perdermi qualcosa a causa degli schermi. Se mentre guardo i social mi vien voglia di far dell’altro, metto giù il telefono e lo faccio”, testimonia infatti Arianna Beati, studentessa del quarto anno del Liceo Linguistico. 

In definitiva, le testimonianze degli studenti mostrano come il rapporto con lo smartphone e con i social non sia univoco: per alcuni diventa un filtro che rischia di allontanarli dall’esperienza reale, per altri resta invece uno strumento da gestire con equilibrio e consapevolezza.

CONTINUA…