Questo articolo fa parte di ONestamente, una serie di approfondimenti de L’Ora Buca sui temi dell’attualità giovanile: spunti, provocazioni, sollecitazioni proposti ai ragazzi per capire come la pensano. L’attività rientra nel progetto “Giovani ON: un’esperienza per crescere”, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del bando “La Lombardia è dei Giovani 2024” in collaborazione con ANCI Lombardia – Capofila Comune di Cremona.

Onestamente i giovani leggono poco. O almeno così si dice. Le statistiche parlano di un calo costante, le librerie sembrano spazi sempre più vuoti rispetto ai centri commerciali o alle piazze digitali di TikTok. Eppure, fermandosi a guardare bene, la realtà è più sfumata: i ragazzi non hanno smesso di leggere, hanno soltanto cambiato cosa e come leggere. Scorrono schermi, assorbono frasi brevi, si nutrono di post, articoli, sottotitoli di video, chat infinite. Un flusso di parole continuo, ma leggero, che difficilmente lascia il tempo all’approfondimento.

Secondo i dati raccolti da IPSOS per la chiusura degli eventi della Capitale italiana del libro a Ivrea, su mille maggiorenni in Italia ha evidenziato difficoltà di comprensione il 17% dei lettori, quota che cresce al 24% tra i 18-25enni e addirittura al 30% tra i 25-34enni. Oltre la metà ammette di leggere lentamente, mentre solo il 32% dice di non avere problemi. Si dichiara “appassionato” alla lettura il 37% degli italiani, ma la percentuale scende al 30% nella Generazione Z. E un 24% complessivo confessa di sentirsi poco attratto dai libri, per pigrizia o disinteresse.

Indubbiamente il dato che salta all’occhio è quanti pochi leggono, ma quali sono le cause di questo disinteresse? Forse il tempo ridotto che i giovani hanno a disposizione, frammentato da mille impegni e notifiche. Forse il modo in cui la scuola propone i libri, più come obbligo che come scoperta. O ancora la concorrenza di forme narrative più immediate, dai videogiochi alle serie tv. Non va dimenticato, poi, l’effetto dei social: se da un lato stimolano il 38% dei ragazzi a leggere grazie agli influencer, dall’altro riducono l’esperienza del testo a slogan, citazioni, estratti veloci. “Non mi trovo per niente in quello che mi danno da leggere i professori, sono libri noiosi e lontani dalle mie corde” afferma Leonardo, studente del liceo Vida, come anche Rebecca, studentessa del liceo Aselli: “Leggere è per me un obbligo scolastico, ma quando scelgo io i libri non vedo l’ora di leggerli”.
Ecco una delle cause più evidenti del calo di lettura tra i giovani: il fatto che leggere venga percepito come un dovere, più che come un piacere. Leonardo, ad esempio, parla di libri “lontani dalle sue corde”. Ma perché i professori assegnano testi che gli studenti definiscono noiosi? Da un lato, la risposta è semplice: quei testi non sono scelti a caso, servono a sviluppare competenze critiche, a relazionarsi con argomenti complessi, a capire la storia della letteratura. Non sempre danno gratificazione immediata, ma sono gli strumenti necessari per una solida base culturale.
Se la scuola continua a proporre i libri come medicine da ingoiare per conoscere, come possiamo stupirci se i giovani scelgono altre storie, più veloci, più dirette, più riconoscibili, altrove?
Dall’altro lato, però, emerge una difficoltà sempre più urgente: manca, tra gli adulti e i docenti in particolare, l’aggiornamento e soprattutto il collegamento con l’attualità e con ciò che realmente interessa ai ragazzi oggi. La questione allora si fa provocatoria: se la scuola continua a proporre i libri come medicine da ingoiare per conoscere, come possiamo stupirci se i giovani scelgono altre storie, più veloci, più dirette, più riconoscibili, altrove?
Un altro problema riguarda il tempo da dedicare alla lettura. Non è che manchino i libri interessanti, spesso manca la disponibilità a investirci energie e minuti preziosi, che vengono utilizzati per altre attività: dallo sport alle uscite con gli amici, dai social alla musica. La giornata di un ragazzo è un insieme di impegni e distrazioni e in questo incastro la lettura scivola facilmente in fondo alla lista. “Probabilmente per me è più difficile trovare il tempo di leggere rispetto a trovare un libro interessante, di quelli ce ne sono molti. Spesso però il tempo libero che mi rimane preferisco spenderlo in modo diverso”, confessa Allegra, al quarto anno del liceo Manin.
Un libro non si può leggere a pezzi, tra una notifica e l’altra. Pretende continuità, richiede di “staccare” dal resto per immergersi in un mondo fatto solo di parole. […] Un libro non lascia scampo: chiede silenzio, attenzione, immersione.
Il tema del tempo si lega inevitabilmente a quello della concentrazione. Un libro non si può leggere a pezzi di trenta secondi, tra una notifica e l’altra. Pretende continuità, richiede di “staccare” dal resto per immergersi in un mondo fatto solo di parole. “Il problema non è trovare un libro che possa piacermi, il fatto è che la lettura non è immediata, come la visione di un film, per esempio. E ormai noi giovani non abbiamo pazienza, io per primo”, ammette ancora Leonardo, toccando un punto cruciale: i ragazzi di oggi hanno difficoltà a sopportare la lentezza.

La digitalizzazione ci ha abituati a una gratificazione istantanea: tutto dev’essere disponibile subito, senza attese. Un film dura meno, è immediato, permette anche distrazioni (puoi guardarlo mentre chatti o scorri su Tiktok). Un libro, invece, non lascia scampo: chiede silenzio, attenzione, immersione. Il cinema ti regala immagini già pronte; la pagina scritta, al contrario, ti costringe a inventarle dentro di te. In questa differenza si nasconde il vero nodo: la lettura non è comoda. Non offre scorciatoie, non concede distrazioni. È uno sforzo che si trasforma in piacere solo dopo averci investito tempo ed energia. Forse è proprio questo che spaventa: leggere è un allenamento alla pazienza, in un’epoca che della pazienza non sa più che farsene.


Riguardo poi alla differenza di approccio alla lettura tra infanzia e adolescenza, emergono esperienze quasi opposte. “Quando ero più piccolo ero molto affascinato dai libri, con immagini, colori e caratteri grandi. Li chiedevo in regalo ad ogni ricorrenza, mi divertiva sfogliarli. Ma ora c’è il cellulare e lo svago lo troviamo altrove…”, racconta ancora Leonardo. Per lui il libro era un compagno di gioco, un oggetto vivo che stimolava curiosità e immaginazione. Crescendo, però, il fascino è svanito. Lo smartphone, i social, le serie tv hanno preso il posto di quelle pagine colorate. In adolescenza, i libri gli sembrano troppo lenti, troppo lontani dall’immediatezza a cui la tecnologia lo ha abituato. È un passaggio che molti condividono: il libro come simbolo dell’infanzia, sostituito poi da altri strumenti di intrattenimento considerati più moderni e più stimolanti.

Rebecca, al contrario, propone un percorso rovesciato: “Onestamente da piccola non mi è mai piaciuto leggere, anzi odiavo leggere. Crescendo invece ho capito che leggere è fondamentale”. Da bambina non riusciva a trovare piacere nei libri, che forse percepiva come imposti o semplicemente poco coinvolgenti. Con il tempo, però, ha compreso il valore della lettura non solo come passatempo, ma come strumento di crescita personale. Per lei, l’interesse verso i libri è arrivato quando la maturità le ha permesso di capire che leggere significa accedere a un mondo di idee, riflessioni e prospettive che altri mezzi non possono offrire. Due storie diverse che raccontano una realtà sfaccettata: c’è chi abbandona la lettura man mano che cresce, attratto da altre forme di svago, e chi invece la riscopre solo più tardi, quando il bisogno di approfondimento e di comprensione si fa più forte. In fondo, il rapporto con i libri non è lineare né uguale per tutti. Può oscillare, interrompersi, rinascere.
Queste testimonianze mostrano anche un paradosso: da un lato, durante l’infanzia, i libri vengono proposti come gioco, con illustrazioni e storie semplici e per questo molti bambini li amano. Ma appena la lettura diventa più “seria” e scolastica rischia di trasformarsi in obbligo, perdendo tutta la sua magia. Dall’altro lato, alcuni ragazzi, che da piccoli non erano attratti dalla lettura, crescendo imparano a riconoscerne l’importanza e persino a cercarla come spazio di silenzio e concentrazione in un mondo che non smette mai di correre.
Affermare in modo assoluto che i giovani non leggono è sbagliato. Leggono, eccome: ma lo fanno in maniera diversa, spesso condizionata dal contesto e dalle modalità con cui i libri vengono loro proposti
Da qui possiamo comprendere che affermare in modo assoluto che i giovani non leggono è sbagliato. Leggono, eccome: ma lo fanno in maniera diversa, spesso condizionata dal contesto e dalle modalità con cui i libri vengono loro proposti. È necessario che i ragazzi si avvicinino alla lettura non come a un obbligo scolastico o a un dovere imposto dall’alto, ma come a un’occasione personale, libera, che può parlare davvero alle loro vite. Perché se il libro viene associato solo alla fatica, alle verifiche o alle letture forzate, rischia di essere rifiutato e dimenticato. Se invece la lettura riesce a intercettare i bisogni autentici, le curiosità e persino le inquietudini dei giovani nel momento giusto, allora può trasformarsi in un compagno di viaggio prezioso, capace di crescere con loro. Non più un “peso”, ma uno spazio di libertà e di scoperta.
