
Cinque attori, cinque sedie, due schermi sullo sfondo, un faretto al centro del palco. Questa l’essenziale scenografia de Il fuoco era la cura, portato in scena mercoledì 11 marzo al Teatro Ponchielli dalla compagnia Sotterraneo. Lo spettacolo è liberamente ispirato a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, romanzo pubblicato nel 1953, in cui l’autore diventa vate, offrendo una sua visione distopica del futuro, ambientata negli anni ’20 del XXI secolo.
Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu e Cristiana Tramparulo riescono, in questa contemporanea messa in scena, a farci riflettere su una spaventosa questione: quanto si è avvicinato Bradbury a descrivere la realtà in cui viviamo, o magari quella che ci aspetta?

Il fulcro della narrazione è il divieto dei libri: il protagonista, Guy Montag, lavora nei vigili del fuoco e, in quanto tale, è incaricato di bruciare qualsiasi libro venga trovato. Questo pone davanti ai lettori diversi temi, ma uno fra tutti sembra, oggi, più importante che mai: la perdita di responsabilità a favore di una società che ha smesso di pensare.



Sentirsi presi in causa da determinate tematiche fa provare un senso di colpa difficile da digerire, ma è proprio su questo che intervengono gli attori della compagnia. I cinque protagonisti si muovono tra le pagine del romanzo e un futuro prossimo al nostro, passano per alcuni avvenimenti storici precedenti e successivi alla scrittura del libro, danno vita a parallelismi inquietanti, ma lo fanno come dei cabarettisti impegnati: ballano, mimano, ci fanno sorridere, quasi a voler indorare la pillola, mentre ci mostrano con apparente leggerezza la previsione sul futuro che a un certo punto verrà confermata o smentita.

Nonostante i salti temporali, lo spettatore riesce a seguire il filo del discorso senza difficoltà, lasciandosi guidare in una riflessione che finisce inevitabilmente per riguardare anche il nostro presente. Questo stesso ritmo, tuttavia, ha creato un piccolo misunderstanding tra attori e pubblico: per un attimo in sala non è stato chiaro se la rappresentazione fosse davvero giunta al termine. Dopo i primi applausi incerti, però, il Teatro Ponchielli si è riempito di complimenti e fischi di apprezzamento da parte degli spettatori, con una standing ovation parziale.
La rappresentazione è affiancata dalla mostra Happiness Boys, nata dalla collaborazione tra l’IIS Stradivari e il Teatro Ponchielli e allestita nel Ridotto del teatro, che approfondisce temi legati all’opera originale del 1953. Come gli attori di Sotterraneo, il percorso allestito si muove tra fonti e periodi storici differenti, citando Orwell, Marcuse e Horkheimer, per offrire una visione d’insieme delle tematiche più vicine a noi e guidare lo spettatore nella riflessione.
