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di EMMA PAGLIARI - Ormai è diventato un appuntamento tradizionale per Cremona e ogni anno porta a CremonaFiere un pubblico sempre più numeroso, curioso e appassionato. Cremona&Bricks è una manifestazione trasversale, che coinvolge grandi e piccoli, in un'inedito scambio di ruoli: perché il Lego può essere gioco per gli adulti e "professione" per i bambini. Siamo andati a zonzo tra i banchetti e esposizioni a caccia di piccole storie da raccontare.

Per due giorni Cremona si è trasformata in un mondo fatto di incastri e immaginazione, dove i mattoncini non sono solo gioco, ma linguaggio universale. Ogni costruzione racconta una storia che attraversa generazioni: bambini e adulti sullo stesso piano, fianco a fianco, uniti dalla medesima meraviglia.
Durante le giornate del 14 e 15 marzo, la Fiera di Cremona ha ospitato Cremona&Bricks, la più grande manifestazione in italia dedicata al mondo magico dei colorati LEGO.



E così, tra corridoi colmi di meraviglia e tavoli che sembrano custodire piccoli universi, anche L’Ora Buca ha raccolto voci, sguardi e storie di chi ha deciso di immergersi a pieno dentro questo mondo.

C’è chi, come Pietro Vicari di appena dieci anni, quella passione l’ha scoperta quasi per caso: «Quando avevo quattro anni sono andato alla mia prima mostra di LEGO, mia mamma mi ha preso un set da sedici pezzi, una piccola jeep gialla. Da lì è nata la mia passione». Da allora, ogni costruzione è diventata una scoperta: «ogni volta trovo un pezzo nuovo». Oggi, quel bambino che osservava incantato è dall’altra parte del tavolo, con un suo spazio espositivo, come aveva sempre immaginato.

Riproduzione di Sofonisba Anguissola, di Elena Frittoli

Poco distante, a curiosare tra le teche delle minifigure, Elena Frittoli racconta un legame che attraversa il tempo. Collezionava omini LEGO da bambina, e non ha mai smesso davvero. È tornata alla fiera per cercarne di nuovi, ma anche come partecipante del contest fotografico indetto dall’organizzazione dell’evento. Porta una riproduzione di Sofonisba Anguissola che omaggia la pittrice cremonese a quattro secoli dalla sua scomparsa.

Tra i visitatori più piccoli, Anna e Pietro Galli si muovono con naturalezza di tavolo in tavolo osservando curiosi le costruzioni esposte. Lei, otto anni, ha iniziato ad appassionarsi seguendo il fratello; lui, che di anni ne ha solo due in più, lo dice con semplicità disarmante: «Mi piacciono perché puoi costruire quello che vuoi».

Tra le tante storie, alcune sembrano affondare più in profondità, come se i mattoncini diventassero strumenti per raccontare qualcosa che va oltre il semplice costruire.

La riproduzione del Torrazzo realizzata da Andrea Carrara

Andrea Carrara ha 49 anni e non ha solo costruito un modello, ma ha dato forma ad un simbolo identitario. Il suo Torrazzo di Cremona non è una riproduzione qualsiasi, ma il risultato di un lavoro paziente e studiato durato anni. L’idea lo accompagna da lungo tempo. Già nel 2010 aveva realizzato una prima versione, più piccola, affiancata dalla cattedrale e alla quale si era successivamente aggiunto il battistero. Ma non era abbastanza. Così, tra il 2018 e il 2019, ha deciso di ripartire con un obiettivo più ambizioso: una versione in scala, fedele in ogni dettaglio.

Per riuscirci si è documentato tramite libri sulla ristrutturazione della torre campanaria, schemi tecnici, proporzioni calcolate con precisione. Ogni mattoncino è diventato parte in un equilibrio più grande, dove nulla è lasciato al caso. 

Dopo così tanto impegno e dedizione, l’emozione del momento in cui il lavoro esce dalla dimensione privata e incontra lo sguardo degli altri è immensa: «Quando puoi esporre e vedi le persone che passano e si fermano a fare apprezzamenti è una grande soddisfazione».

Diverso, ma altrettanto intenso, è il percorso di Daniele Boni. Per lui i LEGO sono un ritorno, una passione che ha attraversato l’infanzia, si è interrotta nell’adolescenza e poi è riemersa, più consapevole, una decina di anni fa. Oggi vive in equilibrio tra due mondi: quello concreto del lavoro in officina meccanica e quello creativo che prende vita di notte, nelle ore rubate al sonno, «dalle 22 a mezzanotte»

Alcuni quadri della collezione di Daniele Boni

Il suo processo creativo si basa sulla sua formazione da perito informatico. Elabora le immagini al computer, le “pixelizza”, studia le tonalità disponibili e le traduce nel linguaggio limitato, ma sorprendentemente espressivo dei LEGO.
Il risultato sono quadri costruiti da minuscoli mattoncini, ritratti e scene che oscillano tra cinema e arte. L’idea iniziale, ricreare la Gioconda, è stata una sfida personale, nata ancor prima del set ufficiale: «Ho provato a usare un set che avevo già riadattando i colori». Nei suoi lavori, la precisione tecnica si intreccia con la pazienza di chi costruisce pezzo per pezzo lasciando che il tempo rallenti.



C’è poi una storia che sembra quasi uscita da un film, uno di quelli dove le lancette dell’orologio si spostano troppo velocemente e i sogni hanno il rumore di mille mattoncini che si incastrano. In un garage, tra l’odore di biciclette e scaffali di attrezzi, cinque ragazzi hanno deciso di dare vita a una città tutta loro.
Così nasce “Grezze City” di Bonfa, Coita, Ay, Viola e Anna, tredici e quattordicenni legati da un’amicizia nata tra banchi di scuola e campi di calcio. Tutto è nato quasi per caso, da un’idea di Vittorio (Coita) e Alessandro (Bonfa). I due amici hanno iniziato a mettere insieme mattoncini nel garage di Alessandro, che già da tempo esponeva il suo castello di LEGO a Desenzano. 

Con l’inclusione di nuovi menti creative, al secondo anno dall’ideazione del progetto, la città ha raddoppiato le sue dimensioni. Ognuno ha aggiunto qualcosa di suo alla proposta, sia set acquistati, che costruzioni completamente inventate. Non c’è rigidità, solo la libertà di immaginare. «Puoi fare quello che vuoi, non ci sono regole fisse», riassume Bonfa, ed è forse proprio questo il segreto: la possibilità di creare partendo da pochi pezzi per arrivare a qualcosa di completamente nuovo. Smontare e ricostruire, dare forma a idee sempre diverse.

Un passatempo che apre la mente e allena la creatività, dove ogni errore diventa un’opportunità e ogni intuizione può trasformarsi in una magnifica costruzione. Per loro, i LEGO non sono solo un semplice hobby, ma il tempo trascorso a costruire è diventato un preziosissimo momento di condivisione: «È bello soprattutto per la compagnia e il divertimento». In un’epoca in cui tutto è spesso digitale e immediato, quel garage diventa un luogo concreto, fatto di risate e legami che crescono lentamente.