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di SARA BRUNELLI - Il suo ultimo libro si intitola "Non esistono piccoli eroi", il suo profilo Twitter è seguito da quasi 100mila follower, le sue storie trasportano il lettore nella vita di personaggi più o meno noti della storia sulle ali di una manciata di caratteri: è lo scrittore Johannes Bückler. «Nessuno deve sapere chi sono, nemmeno la mia famiglia.»: L'Ora Buca lo ha intervistato.

Avete mai immaginato di tornare indietro nel tempo e immergervi nella quotidianità di figure storiche respirando l’aria dei secoli passati? Vi è mai capitato di pensare a cosa può aver detto o provato Napoleone alla vigilia della battaglia di Waterloo o il generale Eisenhower prima dello sbarco in Normandia? È quello di cui si occupa lo scrittore Johannes Bückler, “una macchina del tempo vivente”, che riesce a rendere vivide le storie di innumerevoli personaggi del passato, più o meno famosi, inquadrati in momenti delle loro vite meno raccontati sui libri. Johannes crea, con la sua scrittura avvolgente e personale, un viaggio tra passato e presente che può essere vissuto attraverso i suoi libri e su Twitter, dove l’autore si cimenta nello scrivere brevi racconti che incollano il lettore alla pagina (@JohannesBuckler). 



Qualche esempio? La vicenda di Ibrahim Faruk Mohammed, sottufficiale eritreo della Regia Marina italiana durante la seconda guerra mondiale (leggi qui), oppure quella del fondatore della Gestapo, Hermann Göring, o ancora quella di Maud Leonora Menten, medico e ricercatore, pioniera degli studi sugli enzimi in un’epoca in cui il lavoro delle donne non era riconosciuto. 

Il primo dei post di Johannes Bückler dedicati alla storia di Hermann Göring

La costante ricerca di documentazione storica e la capacità di immedesimarsi nei panni dei protagonisti sono uno dei segreti del suo talento. Ma la sua particolarità è un’altra. Lo avvolge un mistero: il suo viso e il suo nome, di cui nessuno è a conoscenza. Non sappiamo il motivo che sta dietro la scelta dell’anonimato, ma sicuramente questa va a ribadire che, in fondo, ciò che conta davvero sono le parole, non chi le scrive. 

Ci chiediamo cosa lo spinge a scrivere storie ispirandosi a vicende passate… beh, per l’autore senza volto la risposta è semplice: “Alla gente le storie piacciono. Ai bambini, certo, ma anche agli adulti. È nata così l’idea di raccontare storie al ritmo di Twitter (alla Spoon River), quasi sempre in prima persona, cercando di far prevalere le emozioni e i sentimenti dei protagonisti. Il fine? Il desiderio di tenere viva la memoria di persone ed eventi poco conosciuti che rischiano di essere dimenticati, nonostante il loro grande significato. Le pagine dei libri di storia, giustamente, si concentrano sulle gesta dei grandi personaggi trascurando le vicende dei “semplici” cittadini, che pure hanno avuto un ruolo importante nel corso degli eventi. I titoli dei miei libri, come “Non esistono piccole storie” o come “Non esistono piccoli eroi”, vogliono significare che non esistono storie “minori”. Che tutte hanno qualcosa di magico e importante”. 

La sua ultima fatica letteraria si intitola "Non esistono piccoli eroi", il suo profilo Twitter è seguito da quasi 100mila utenti e le sue storie trasportano il lettore nella vita di personaggi noti e meno noti sulle ali di una manciata di caratteri: è

Ma perché la scelta della brevità e della prima persona? “Per diverse ragioni. In primo luogo, la brevità mi permette di catturare sin da subito l’attenzione del lettore e di trasmettere l’essenza di una storia in pochi passaggi. In un mondo che è sempre di corsa e in cui sembra esserci poco tempo per tutto, anche per leggere, mi è sembrato il modo ideale. Inoltre, la prima persona crea un legame diretto tra il protagonista e il lettore, facendolo sentire parte integrante della vicenda. Con la speranza di stimolare una riflessione sul nostro passato, sul nostro presente e sul nostro futuro”.

Ogni storia è speciale a modo suo e lo stile di Johannes Bückler porta il lettore a immedesimarsi nei personaggi che racconta. Forse accade anche a lei che li narra: quale storia le è piaciuto di più scrivere? Di quale personaggio invece non le è piaciuto scrivere, ma lo ha fatto comunque? “In realtà non posso dire che una volta scritta, una storia mi sia piaciuta di più rispetto alle altre. Ogni storia che racconto è speciale a suo modo, poiché rappresenta la vita di una persona che merita di essere ricordata. Certo, alcune storie mi hanno toccato il cuore più di altre, come quelle contenute nel libro “Non esistono piccole donne” dove le protagoniste sono appunto solo donne. Un tributo doveroso, considerando la lunga serie di pregiudizi che hanno impedito a molte di loro un giusto riconoscimento. Comunque come narratore sento il dovere di raccontare le storie di tutte le persone che hanno vissuto esperienze significative, anche se a volte può essere difficile e doloroso immedesimarsi nel personaggio. ma alcune più di altre riescono a toccare il cuore”

È complesso bilanciare fedeltà storica e narrazione creativa? “Mantenere un’accuratezza storica mentre si raccontano storie coinvolgenti e emozionanti è sicuramente una sfida. Non sempre ci si riesce, perché le emozioni a volte hanno il sopravvento. Se è fondamentale evitare di distorcere troppo gli eventi per fini narrativi, al contempo è altrettanto importante creare un’esperienza coinvolgente e significativa per il lettore. Anche se a volte non è facile, perché spesso mi lascio coinvolgere dagli eventi, cerco di trovare il giusto compromesso tra la veridicità degli eventi storici e il tentativo di coinvolgere emotivamente il lettore. Se è fondamentale evitare di distorcere troppo gli eventi per fini narrativi, al contempo è altrettanto importante creare un’esperienza coinvolgente e significativa per il lettore”. Il segreto di Bückler, in questo frangente, è focalizzarsi sull’inizio della storia, cioè l’incipit, fondamentale per catturare l’attenzione e stimolare l’interesse per approfondimenti futuri. 

Spesso si riflette riguardo l’impatto che la storia ha su di noi, positivo o negativo che sia. Ed il rapporto tra ragazzi e passato? Certamente complicato. È come se i giovani e la storia fossero due rette parallele. Risulta difficile, quindi, coinvolgerli nelle narrazioni storiche: “Forse a scuola la storia viene insegnata con una serie di date, nomi e fatti da imparare a memoria, senza entrare troppo nel dettaglio. Non è difficile comprendere la difficoltà degli studenti nel cogliere il vero significato e l’importanza che la storia può avere per il loro presente. Se la storia risulta qualcosa di lontano e irrilevante è impossibile per loro cogliere l’opportunità di imparare dagli errori del passato e sviluppare un senso di empatia verso chi ha subito ingiustizie e sofferenze”.

Johannes conclude: “È per questo che cerco di raccontare storie straordinarie di persone comuni che hanno avuto un ruolo importante, anche se non sono mai apparse sui libri di testo. Certo è una piccola cosa, ma come racconta la favola del colibrì, è necessaria. «Un giorno nella foresta scoppiò un gigantesco incendio: animali e uccelli fuggirono impauriti. Mentre tutte le razze raccolte si disperavano e si lamentavano della loro cattiva sorte, il colibrì volò verso il fiume e raccolse una goccia d’acqua. Tanta quanta ce ne stava nel suo becco. Ritornando verso l’incendio, gli altri animali lo derisero: «Ma cosa fai?» gli chiesero. Il piccolo colibrì, paziente, rispose: «Faccio quello che posso!». Fare quello che si può. Un invito ai giovani ad impegnarsi per un mondo migliore e a non accettare passivamente le ingiustizie. Solo così potremo evitare di ripetere gli errori del passato per costruire finalmente un futuro più giusto”. 

E così, scorrendo tra le pagine di Twitter, tra un tweet e l’altro, ci troviamo immersi in storie che parlano al presente, dialoghi passati ed emozioni sincere. Eppure, non sappiamo di chi sia la mano che le racconta. Forse, però, non importa. In una società in cui l’apparenza e la visibilità dominano, Johannes Bückler è l’esempio di come una voce senza volto può rendere più potenti le storie e le vite di chi una voce non l’ha avuta. 


BIBLIOGRAFIA DI JOHANNES BUCKLER

  • Noi siamo Buckler :: il blog dei cittadini che non capiscono
  • J. Bückler, Non esistono piccole storie, Ed. People (2020)
  • J. Bückler, Non esistono piccole donne, Ed. People (2020)
  • J. Bückler, Non esistono piccoli campioni, Ed. People (2021)
  • J. Bückler, Dialoghi con il passato, Ed. People (2022)
  • J. Bückler, Non esistono piccoli eroi, Ed. People (2023)