Pubblichiamo, per gentile concessione dell’Editore, l’articolo di Nicolas Mangano apparso su MONDO PADANO del 9 maggio 2025.

“Dobbiamo uscire dalla bolla nella quale siamo cresciuti. E bisogna farlo consapevolmente”: sta nelle parole di una delle vincitrici il senso ultimo del contest “L’Orientamento che vorrei”, organizzato da Informagiovani nella sua sede di via Palestro, in collaborazione con Associazione Industriali nell’ambito del Progetto GiovaniON, finanziato da Regione Lombardia e Anci. L’obiettivo del contest? Saper restituire, in seguito ad un accurato lavoro di gruppo, la propria idea di orientamento giovanile, spiegando le modalità e i tempi con cui questo dovrebbe aver luogo. Questo, oggi più che mai, rappresenta un nodo alla gola di tanti giovani, un tallone d’Achille che in pochi sanno proteggere e gestire con efficacia. Il turbinio di vita che colora gli ultimi anni dell’obbligo spesso finisce per distrarre i giovani, che si ritrovano sempre più frequentemente impegnati a terminare la scuola, invece di pensare al salto successivo.

Non si fraintenda, negli anni la Scuola Italiana ha dimostrato un certo interesse nel provare a fornire un orientamento che si rispetti agli studenti, ma ascoltandone i riscontri sembra esserci un certo “gap” generazionale a dividere chi l’orientamento cerca di darlo da chi invece dovrebbe riceverlo. Il tentativo da parte degli adulti di far scoppiare la “bolla di comodità e sicurezza” nella quale i ragazzi vivono a lungo è chiaro e giustificato dal bisogno che i giovani hanno di farsi già alle superiori un’idea chiara di ciò che potrebbe aspettarli nel futuro. Forse, però, si pecca nella comunicazione di queste prospettive. A dividerli sembra esservi un muro: se dalla parte dei “grandi” già avviati nel lavoro e nella vita regna l’incertezza su come aiutarli, dalla loro i ragazzi sono certi della non efficacia dei loro metodi. “Age te ipsum”, ovvero “Fai da te” avrebbe suggerito un professore romano ai suoi studenti se questi avessero criticato il suo modo di dare consigli.
L’esperimento svolto presso l’Informagiovani di Cremona ha provato a ridurre questa distanza e a produrre un nuovo strumento di orientamento pensato dai giovani per i loro coetanei. Divisi in 5 gruppi, 26 ragazzi dalle principali scuole cremonesi hanno avuto modo di lavorare e confrontarsi sull’Orientamento perfetto, lo stesso che vorrebbero ricevere loro prima di scegliere la propria università o il primo lavoro post diploma. Tra lunedì 5 e martedì 6 maggio, si è stati capaci di condensare una prima parte volta all’ideazione creativa del proprio progetto, unita poi all’effettiva trasposizione del lavoro su base comunicativa; in poche parole, si è giunti ad un’esposizione finale vera e propria, di fronte ad una giuria selezionata, con tanto di premi in palio.

Pilastro dell’evento, nonché protagonista delle attività insieme agli studenti è stato Stefano Laffi, sociologo impegnato nel dialogo e all’ascolto dei ragazzi. Compagno di viaggio più che adulto che delibera, Laffi ha affiancato i giovani attraverso le scelte per loro più difficili, come quella universitaria o lavorativa. “L’obiettivo di questa due giorni è di fatto una forma di ascolto, di coinvolgimento nel processo ideativo di un servizio di orientamento che provi a leggere i problemi che loro oggi sentono come cruciali nei processi di scelta. Parliamo soprattutto di studenti e studentesse delle scuole superiori che devono fare una scelta post diploma e che fanno fatica ad orientarsi perché tutto cambia molto velocemente: le competenze, i nomi delle facoltà universitarie e dei mestieri. Risulta difficile anche capire se partire o restare”.
“Gli studenti fanno fatica ad orientarsi perché tutto cambia molto velocemente: le competenze, i nomi delle facoltà universitarie e dei mestieri. Risulta difficile anche capire se partire o restare“
Nel momento in cui continuano a costituirsi nuove e innumerevoli strade le une sulle altre, si rende difficile (se non impossibile) fare una scelta sicura. Per Laffi è la velocità con cui oggi tutto cambia e nulla resta come prima a rappresentare un problema per i ragazzi: “Ci sono più facoltà universitarie, più possibilità di scelta. C’è un estero che un tempo era meno accessibile e che si apre, ma contemporaneamente anche si chiude come conseguenza di certe frontiere. Londra, ad esempio, era una meta, l’Inghilterra lo era molto più di quanto non sia ora. Ma la nuova Inghilterra ora è l’Olanda, perché ha convertito le facoltà di molte università in inglese e quindi intercetta probabilmente una quota significativa di chi prima andava in Inghilterra. E poi ci sono mestieri nuovi, competenze nuove che non hanno ancora un nome e quindi c’è tanta incertezza. ll tema non è tanto trovare un lavoro perché queste generazioni, visti i pochi giovani disponibili e l’alta domanda, almeno in certe parti d’Italia, probabilmente loro il lavoro ce l’avranno. Ma è trovare il lavoro giusto la cosa difficile”.

È nello scenario attuale che un orientamento all’avanguardia diventa fondamentale per aiutare i ragazzi nel momento della decisione. “Così è nata l’idea di provare a fare una forma di contest, una gara a squadre in cui far formulare loro progetti che ridisegnino un servizio di orientamento commisurato con le loro domande attuali, che trovi le risposte che loro stanno cercando nel mondo.” Sono dunque stati tre i macro obiettivi da portare a termine, ovvero definire l’orientamento per come lo si desidera davvero, offrire altrettanti spunti sul tema “giovani e lavoro” e presentare l’esempio perfetto di “orientamento in entrata” che si avrebbe desiderato ricevere una volta iniziato il liceo. “I ragazzi che hanno fatto parte di questo contest sono partiti tutti insieme per una palestra di pensiero divergente iniziale, per provare ad allenare i processi ideativo-creativi. Poi, hanno cominciato ricevendo dei compiti progressivi di rilancio su come strutturare un servizio di orientamento che funzioni davvero, per come loro sentono il tema dell’orientamento. Ad ogni task, in circa due ore di lavoro, sono stati chiamati a formulare delle proposte di progetti. Nel secondo giorno questi elaborati hanno preso una forma di comunicazione che è stata presentata alle giurie chiamate a valutare il progetto più convincente e più sostenibile”.

Due sono state le commissioni chiamate a giudicare e premiare i lavori migliori. La prima, formata da tre esperti dei settori orientativo e lavorativo (Davide Nicoletti, Vicepresidente Giovani Industriali; Silvia Lanzoni, responsabile comunicazione di Credito Padano; Sara Signorini, orientatrice e referente Area Migranti; Maria Sara Rota, orientatrice esperta di Informagiovani Cremona), ha analizzato nel dettaglio le proposte delle cinque squadre soffermandosi su criteri specifici come concretezza e innovazione. La seconda giuria, formata invece da Alice Masserdotti (Anguissola) e da Nicolas Mangano (Manin), entrambi studenti coetanei dei partecipanti, ha valutato con più ampio respiro le proposte avanzate, scegliendo quella che potrebbe essere loro più d’aiuto nella ormai prossima scelta universitaria. Al termine delle esposizioni sono state le squadre numero 4 e 5 ad aggiudicarsi i premi delle giurie: grazie alla qualità delle idee e alla loro fattibilità, i due gruppi hanno saputo spiegare con efficacia la loro idea di orientamento, ponendola su ampie basi di realtà. Le proposte avanzate verranno effettivamente messe in pratica nel prossimo futuro, verificando se l’orientamento fatto dai giovani per i giovani possa davvero rappresentare una svolta.
I vincitori del contest.
Squadra 4, premiata dalla giuria degli esperti: Marta Bassignani – Liceo “D. Manin”, Ghita Nasri – I.I.S. “A. Ghisleri”, Marco Lodigiani – I.I.S. “Stanga”, Jacopo Martinelli – Liceo “G. Aselli”, Anna Vignoni – Liceo “S. Anguissola”.
Squadra 5, premiata dalla giuria dei giovani: Filippo Daupaj – I.I.S. “A. Stradivari”, Elmaiss Firdaouss – I.I.S. “A. Ghisleri”, Allegra Guarneri – I.I.S. “A. Stradivari”, Giacomo Piccioni – Liceo “S. Anguissola”, Giorgio Salti – I.I.S. “j. Torriani”, Martina Vallesi – I.I.S. “Stanga”


