16 Gennaio 2026
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di CARLO ALBERTO CHIAVEGATO - Italia, Europa, mondo: sono tante le incognite che gravano sul futuro globale, ma è da Cremona che è arrivato uno spunto di riflessione su "L'epoca dell'incertezza": questo il titolo dell'annuale assemblea dell'Associazione industriali cittadina, che ha ospitato un parterre di personalità prestigiose, da Paolo Gentiloni a Tommaso Foti, da Ferruccio de Bortoli a Giuseppe Pasini, intervistati da Nicola Porro.

Le incognite legate alle guerre in atto o all’orizzonte, la visione (o la sua mancanza) energetica e politica, i dubbi sulla vocazione industriale dell’Italia e sull’incombrere dell’intelligenza artificiale: per questi e per tanti altri nodi, è “L’epoca dell’incertezza” quella tratteggiata e dibattuta nell’annuale assemblea degli industriali cremonesi organizzata negli spazi di CremonaFiere.

Al centro dell’incontro di venerdì 31 ottobre, organizzato in occasione dell’anniversario di 80 anni dalla fondazione della Confindustria cittadina, il tema dell’incertezza economica e sociale. Il convegno, introdotto da un video celebrativo che ha ripercorso la storia e l’impegno dell’associazione dal dopoguerra ad oggi, ha riunito ospiti di primo piano del panorama politico, mediatico ed economico, tra cui Paolo Gentiloni, Ferruccio de Bortoli e Giuseppe Pasini, oltre al Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti, moderati dal giornalista Nicola Porro.



Maurizio Ferraroni, Presidente associazione industriali della Provincia di Cremona

“Siamo attraversati da un senso di sgomento di fronte ai conflitti, più di 50, che infiammano il mondo, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Gli Stati occidentali si sono fatti trovare impreparati e hanno preso atto della fragilità dei propri sistemi di difesa. Per troppo tempo, molti Stati europei hanno vissuto nella convinzione di essere protetti da una sorta di polizza assicurativa chiamata Nato, che dava loro un senso di sicurezza”: così, con un richiamo alla guerra e alle sue incognite, ha incominciato il suo ampio e articolato intervento introduttivo Maurizio Ferraroni, presidente di Confindustria della Provincia di Cremona, che ha toccato i principali nodi che pesano sul futuro del manifatturiero, dalle tensioni internazionali tra pace e guerra, alle ricadute dei dazi e della competizione geopolitica. Il neo presidente, alla sua prima assemblea nel ruolo, ha invitato a guardare con pragmatismo all’innovazione tecnologica, ricordando che la transizione verso nuovi motori e nuove energie potrà essere sostenibile solo se supportata da reali condizioni economiche e industriali, condizione non presente per il caso del motore elettrico in questo momento storico.

Non è mancato un riferimento al divario di crescita tra Europa e principali economie mondiali, con un PIL europeo che è poco meno che raddoppiato dal 2010, contro quello degli Stati Uniti triplicato e quello della Cina quintuplicato: un dato che, ha sottolineato, deve far riflettere sul ruolo e sulla competitività del nostro continente, ormai sovrabbondante di tasse e regolamentazioni notando proprio che “abbiamo un apparato normativo che negli ultimi cinque anni ha prodotto cinque volte le norme degli Stati Uniti, spesso regolamentando dettagli marginali e trascurando argomenti strategici”.



Concluso l’intervento del presidente Ferraroni, si sono aperti i lavori della tavola rotonda moderata dal giornalista, saggista e Vicedirettore de Il Giornale Nicola Porro. Il primo ad essere intervenuto l’ex Presidente del consiglio dei ministri e commissario europeo Paolo Gentiloni che ha richiamato la necessità di una “conversazione nazionale” sulle difficoltà delle imprese, individuando quattro priorità: l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende italiane, la transizione ambientale, la gestione della manodopera anche attraverso politiche di integrazione nei confronti di immigrati, tema secondo l’ex premier da discutere e non da evitare, e, infine, una riflessione sulla posizione dell’Italia nel mondo.

Ferruccio de Bortoli, Presidente della Fondazione, ex direttore ed editorialista del Corriere della Sera ha invece posto l’accento sulla percezione sociale del mondo produttivo, osservando che nel Paese non esiste più oggi un vero rancore contro l’impresa e il ruolo dell’imprenditore rispetto agli anni ‘70-’80 del Novecento, dove c’era una profonda avversione nella società. Ha lanciato poi un appello alla sinistra che“il tabù sul nucleare se lo deve togliere”, aggiungendo che “l’Italia è ancora un Paese industriale” e facendo presente che il nostro Paese è secondo in Europa per potenza manifatturiera e quindi bisogna “chiarire l’illusione pericolosa che si possa vivere di turismo”. Un passaggio critico è stato poi dedicato al ruolo delle banche, accusate di realizzare profitti elevati pur offrendo scarso sostegno nei prestiti alle piccole e medie imprese.

Giuseppe Pasini, Presidente Confindustria Lombardia

Giuseppe Pasini, Presidente Confindustria Lombardia,  ha invece affrontato il tema dell’energia, sottolineando come il nucleare rappresenti un’occasione mancata e denunciando un sistema energetico “dove qualcuno fa rendimento sulle spalle di altri”. Sul caso ILVA ha ricordato con tono polemico come per anni, durante la gestione pubblica, l’inquinamento fosse tollerato, per poi divenire inaccettabile e denunciato da media e comitati, una volta passato nelle mani della famiglia Riva.



In conclusione della giornata è intervenuto anche Tommaso Foti, Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione che, sollecitato da Porro, ha commentato la legge di bilancio recentemente varata, sostenendo che si tratti di un intervento ridotto come impatto solo perché punta a ridurre il rapporto deficit/pil eccessivo entro due/tre anni, e la gestione del PNRR, ricordando come dei 194 miliardi previsti, 72 siano a fondo perduto e 122 da restituire con condizioni vantaggiose, ma pur sempre da restituire. “Ma – ha precisato – ci deve essere un ritorno economico concreto”.

Non sono mancate da parte del Ministro osservazioni sul tema delle infrastrutture, con riferimento al fatto che “in Italia è impossibile costruire ponti nuovi e quindi rimangono solo ponti vecchi che mettono a rischio il progresso del nostro Paese”. Foti ha poi proseguito con un giudizio critico sull’Europa, definita “bella solo in astratto, ma di fatto ridotta a un insieme di regole”. A dimostrazione di ciò ha ricordato che 22 su 27 capi di Stato europei hanno recentemente sottoscritto una richiesta al Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa: raccogliere tutte la normativa inutile ed eccessiva dell’UE ed eliminarla.

Foti ha richiamato infine la necessità di rompere il “patto ideologico chiamato anche Green Deal” che rischia di condurre alla deindustrializzazione, chiedendo di agire prima di tutto sui dazi autoimposti dall’Unione (tasse, regolamentazioni e limiti al libero mercato) prima di pensare a nuove barriere verso l’esterno.

Il giornalista Nicola Porro (a sin) intervista il Ministro per gli affari europei Tommaso Foti