Questo articolo fa parte di ONestamente, una serie di approfondimenti de L’Ora Buca sui temi dell’attualità giovanile: spunti, provocazioni, sollecitazioni proposti ai ragazzi per capire come la pensano. L’attività rientra nel progetto “Giovani ON: un’esperienza per crescere”, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del bando “La Lombardia è dei Giovani 2024” in collaborazione con ANCI Lombardia – Capofila Comune di Cremona.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Questa citazione, estrapolata dal celebre romanzo “Le petit Prince” di Antoine de Saint-Exupéry, ci ricorda che il tempo, sebbene non sia infinito, acquista valore e senso solamente quando lo dedichiamo a ciò che ci rende veramente felici: i legami con gli altri, le attività che ci appassionano, i nostri sogni. Ma come vivono i giovani di oggi il rapporto con il tempo?
Abbiamo raccolto le testimonianze di studenti di differenti età e le abbiamo confrontate con le riflessioni del professor Pierpaolo Triani, docente di Pedagogia generale e sociale all’università Cattolica di Piacenza.

Hai mai pensato al tempo che hai davanti nella tua vita? Ti preoccupa maggiormente sprecarlo o non sapere come utilizzarlo?

Per Alberto Finetti, cremonese, studente di filosofia dell’università di Trento, il pericolo non è sprecare il tempo, ma viverlo senza coscienza: «Non mi spaventa sprecarlo, ma mi spaventa il non essere conscio del passare del tempo. Per me sprecare il tempo non è scegliere di fare qualcosa di non produttivo, ma vivere senza consapevolezza, lasciandomi trascinare dalle abitudini». Camilla Carini, studentessa del quarto anno al liceo scientifico Aselli, si concentra invece sull’uso del tempo: “Io sarei più preoccupata di non saperlo utilizzare piuttosto che temere di sprecarlo: ciò implica non fare niente e quindi non provare a mettersi in gioco. Certo, tutti possiamo sbagliare e renderci conto di aver preso scelte non giuste, ma per me sarebbe peggio non provarci affatto”.
Essere consci del presente è un traguardo che non si raggiunge solo con la sensibilità o la riflessione, ma anche con la vita vissuta, spiega il prof. Triani: “La consapevolezza del tempo non è immediata, ma cresce in base a due fattori: l’esperienza e l’interiorità. Con l’età adulta è ovviamente inevitabile fare i conti con i limiti del tempo della vita. Tuttavia, l’interiorità può svilupparsi anche da giovani: questo lo favoriscono la riflessione personale, il pensiero critico, la lettura e uno sguardo più ampio sul mondo. Ecco perché è importante che i giovani non abbiano paura del futuro”.
Essendo giovani, abbiamo ancora molto tempo davanti a noi. La consideri una fortuna o ti spaventa?
Lisa Saldi, che frequenta l’ultimo anno al liceo scientifico Aselli, vede il futuro come un terreno di possibilità ma anche di ansie: «Considero il tempo davanti a noi sia una fortuna che una sfortuna. Fortuna perché posso costruire la mia vita attraverso le scelte che faccio ora, ma ciò mi spaventa perché temo di non trovare lavoro, per le poche opportunità che abbiamo. I ragazzi pensano di avere molto tempo davanti, ma le scelte che prendiamo ora ci segneranno per tutta la vita».

Possibilità e incertezza. Il professore nota lo stesso dualismo di Lisa nei confronti del tempo futuro: «Quello che percepisco è che, da un lato, i giovani hanno un rapporto con il tempo segnato da un timore per l’incertezza del futuro. Dall’altro, però, non è mai più forte della voglia di futuro. C’è poi una caratteristica nuova: le scelte oggi sono percepite come reversibili, più fluide. Questo porta a consumare molte esperienze in poco tempo, ma anche a pensare che ci sia sempre una seconda possibilità».
Se sapessi che domani è l’ultimo giorno della tua vita, come lo trascorreresti?
Alberto riflette a lungo e risponde con semplicità: “Lo trascorrerei con le persone che amo e direi tutto quello che ho dato per scontato. Mangerei quello che mi piace e farei quello che mi piace, ascolterei musica. Vivrei la normalità, intensamente, incentrata sul sentire ogni momento di un’ultima giornata ideale”.

“Saluterei le persone a me più care, ma non passerei tutto il tempo con loro, perché conoscendomi lo vivrei con malinconia.” riporta Camilla “Preferirei partire per un viaggio, riconnettermi con la natura e godere delle sue bellezze. Sarebbe un modo per vivere intensamente quel giorno, senza lasciarmi schiacciare dalla tristezza”.
Vivere a pieno e lentamente l’ultimo giorno, dunque, ma Triani ci mette in guardia contro il rischio che i giovani consumino il tempo troppo velocemente: “Oggi viviamo esperienze in maniera accelerata, bruciando tappe che un tempo erano distribuite lungo tutta la vita. Il rischio è leggere il tempo solo in termini individuali, dimenticando quello che abbiamo ricevuto e quello che dobbiamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Serve recuperare una visione più ampia del tempo, una prospettiva storica e comunitaria”.
Hai mai avuto la sensazione che il tempo trascorra più velocemente quando ti diverti o stai bene? Se sì, secondo te perché?

“Ovviamente sì, perché quando stiamo in compagnia con i nostri amici o facciamo uno sport o un’attività che ci piace, la mente è completamente occupata con qualcosa che ci appassiona, quindi siamo meno concentrati a osservare quanto tempo questa azione impiega a realizzarsi”, risponde con decisione Camilla.
E di questo è convinto anche il professor Triani, che collega il fenomeno ai cambiamenti culturali e sociali: “Un tempo la vita era scandita dalle stagioni, oggi viviamo in una società segnata dalla fretta, dal ritmo produttivo e dalla tecnologia. Questo porta a una mancanza di pazienza e a voler tutto subito, senza rispettare i processi naturali della crescita. E così dimentichiamo che alcune cose hanno bisogno di tempo, che la profondità nasce dalla pazienza”.
Ti spaventa il tuo futuro? Se sì, perché?
“In parte sì, perché non so, ovviamente, come sarà.”, ammette Lisa, “La tecnologia e l’intelligenza artificiale mi spaventano, ma bisogna vivere la vita al meglio: costruire il proprio futuro come ci piace e in qualche modo un posto nel mondo lo troveremo”.
Alberto, invece, risponde: “Un po’ mi spaventa, ma non per gli imprevisti. Quello che temo è non essere pronto a rispondere quando accadono”.
“Siamo presi dall’ansia della prestazione e dal desiderio di successo immediato.”, approfondisce e completa Triani, “Ci manca un’educazione sapienziale, che ci aiuti a vedere il tempo come alleato e non come ostacolo. Serve imparare ad aspettare, a dare fiducia ai processi interiori che maturano lentamente”.

Quando, in quale contesto e per quale evento hai acquisito la consapevolezza che il tempo non è un bene rinnovabile?
Alberto racconta il momento in cui se n’è reso conto: “Durante l’estate fra la quinta superiore e l’inizio dell’università mi sono reso conto che il tempo non è infinito. Ho iniziato a vivere da solo, a diventare indipendente, e ho capito che dovevo gestire il tempo in modo diverso. Prima non ero conscio del fatto che potessi vivere da solo, ma quell’esperienza mi ha fatto crescere”.

Il professore conclude: “Si dovrebbe tornare a un’educazione che non si concentri solo sulle prestazioni, ma sul senso delle cose. Il tempo è un’occasione, un dono da valorizzare. Non possiamo vivere nella frenesia di consumarlo tutto subito. I legami stessi diventano profondi solo con il tempo, come insegna il Piccolo Principe”.
Il tempo, per i giovani intervistati, è un insieme di fortuna e responsabilitá. Tra i diversi timori e le differenti speranze, emerge un fattore comune: il tempo non è infinito, ma possiamo imparare a gestirlo, ricordando insieme al Piccolo Principe e alla volpe che: “gli uomini non hanno più il tempo di conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici”.
