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di MARAM DIEYE - Sai come si diventa giornalista professionista? Nemmeno i 35 partecipanti al primo concorso giornalistico de L'Ora Buca e del Gruppo Giovani Industriali lo sapevano. Ma venerdì 17 aprile lo hanno scoperto, cimentandosi in una prova molto molto simile all'esame di Stato da giornalista: una bella esperienza di avvicinamento al mondo dell'informazione (e anche all'esame di maturità!).

Venerdì pomeriggio, sole, un caldo fuori stagione, 35 giovani  seduti davanti a un foglio bianco di computer per provare a raccontare il mondo. Quattro ore di tempo, sei tracce tra cui scegliere, un elaborato anonimo da consegnare a una giuria di professionisti. Questa è stata, in sintesi, la prima edizione del concorso giornalistico promosso dal Gruppo Giovani Industriali di Cremona in collaborazione con L’Ora Buca, la testata dell’Associazione QUINDIE Informare e comunicare giovane APS.

Un’iniziativa semplice nell’impostazione, ma capace di far emergere qualcosa di tutt’altro che scontato: i giovani, quando vengono coinvolti nel modo giusto, ci sono, come ha sottolineato Paride Spinelli, Vicepresidente del Gruppo Giovani Industriali, nell’introdurre i lavori del concorso.



I partecipanti, nati tra il 2003 e il 2009, arrivavano da contesti molto diversi: soprattutto dagli istituti superiori del cremonese e del cremasco, ma anche da atenei come Bologna, Milano, Parma, Pavia e Verona, iscritti a facoltà non soltanto umanistiche. Lettere e scienze storiche certo, ma anche Ingegneria e Biotecnologie. Un segnale che l’interesse per l’informazione non appartiene a una sola categoria di studenti e che saper scrivere con precisione è una competenza sentita come necessaria trasversalmente, indipendentemente dal percorso di studi.

L’atmosfera nella sala è stata quella della concentrazione senza rigidità. Qualcuno ha ammesso un’ansia iniziale, sciolta quasi subito dal clima sereno che si respirava nella stanza. «All’inizio ero un po’ in ansia», ha raccontato Michela Gotta, studentessa dell’Istituto Einaudi, «ma dopo, vedendo il clima tranquillo e sereno, mi sono tranquillizzata e sono riuscita a svolgere la prova». 

Michela Gotta, studentessa dell’Einaudi

Era una competizione, sì, ma anche qualcosa di più vicino a un laboratorio: l’occasione di confrontarsi con le stesse domande che ogni giorno finiscono sulle scrivanie delle redazioni. Le tracce proposte dalla giuria rispecchiavano infatti l’attualità più stringente: la violenza scolastica e i social, la politica interna in vista delle elezioni, la situazione in Iran, i dati Eurostat su lavoro e inflazione, la corsa allo spazio, la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali e infine una settima traccia chiedeva di rielaborare lanci d’agenzia ANSA, mettendo alla prova la capacità di gerarchizzare le informazioni con rapidità.

C’è chi, come Lorenzo Fontana, ragazzo di Vescovato e studente dell’Itas Stanga, ha scelto lo sport perché lo sente vicino e immagina di farne una professione («Mi ha fatto piacere parlare di questa tematica, consapevole che in un futuro vorrei anche occuparmi di giornalismo sportivo») e chi invece, come Andrea Lodi Rizzini, studente di scienze storiche a Milano, ha optato per la politica interna perché «in vista delle elezioni dell’anno prossimo c’è molto fermento, ed è stato piacevole fare un quadro della situazione». Diversi i concorrenti che hanno seguito la traccia sul calcio, convinti che la mancata qualificazione ai Mondiali «vada oltre lo sport, non si esaurisca lì: c’è molto da scavare, c’è molto da dire»: questo il pensiero di Silvia Politi, studentessa di Lettere proveniente da Persico Dosimo. 

La sfida comune, al di là della traccia scelta, era quella della sintesi: dire molto in poco spazio, trovare le parole giuste senza disperdere il concetto. «Il fatto di dover usare così poche battute per spiegare così tanti concetti ti mette sicuramente alla prova», ha osservato Giacomo Guindani, studente dell’Anguissola. Per chi studia o ha già studiato all’università, la prova ha avuto qualcosa di familiare, la lunga abitudine agli elaborati scritti, ma anche una specificità tutta giornalistica: la necessità di essere chiari prima ancora che esaurienti, di costruire un pezzo che si regga in piedi da solo e arrivi a chi legge senza sforzo.



Lodi Rizzini, che tra università e pendolarismo quotidiano verso Milano ha fatto del leggere i giornali in treno un’abitudine consolidata, ha raccontato di aver quasi scritto il suo elaborato di getto: «Avevo già pensato a quale traccia individuare, l’ho vista tra le proposte e l’ho scelta subito. Ho scritto gran parte dell’elaborato di getto, poi l’ho rivisto. Alla fine sono soddisfatto».

In fondo è proprio questo il nodo che il concorso ha voluto toccare: il rapporto tra i giovani e l’informazione, spesso raccontato come un rapporto rotto o assente. Anche se i ragazzi che hanno partecipato sembrano pensarla diversamente. «Siamo molto a contatto con i giornali», ha spiegato Politi. «Leggiamo molto, magari non quelli cartacei ma quelli digitali: ci informiamo anche noi». Il problema, semmai, non è l’assenza di interesse ma la qualità dell’informazione che circola. «Informarsi attraverso i social in maniera molto veloce favorisce la cattiva informazione, la disinformazione», ha osservato ancora Guindani. «La buona informazione dovrebbe essere parte integrante della nostra società, e il giornalismo rimarrà sempre una colonna portante». 

Parole che suonano quasi controcorrente in un’epoca in cui si discute di crisi della carta stampata e di attenzione ridotta ai minimi storici, ma che in quella sala sembravano dette con convinzione genuina. Leonardo Ferrari, studente dello Stanga, ha aggiunto che l’iniziativa ha offerto qualcosa di più di una semplice gara: «È stata una prova senza pressioni, che ha dato la possibilità a tutti noi di farci un’idea personale su quello che è il mondo del giornalismo. E chissà, magari in un futuro prossimo averci a che fare sarebbe una cosa molto interessante».

Per molti la giornata ha avuto anche un sapore di prova generale: di maturità, per chi è ancora al liceo, o di tesi, per chi è prossimo alla discussione. Filippo Giazzi, studente di Lettere moderne all’Università degli Studi di Milano, ha notato come dalla maturità non si fosse più trovato in una situazione simile e come la prova avesse comunque restituito quella sensazione di mettersi davvero alla prova. 



Patrizio Pavesi, direttore de L’Ora Buca, ha colto bene questa sovrapposizione: «Al di là della competizione, siamo convinti che per loro sia stata una bella esperienza, molto vicina all’esame da giornalista professionista e, se vogliamo, a quello più imminente per loro della maturità o della discussione della tesi». Ora gli elaborati passano alla giuria, composta da giornalisti come Roberto Bettinelli, Beatrice Broglio, Martina Carioni, Giovanni Ratti e Maria Acqua Simi, (oltre ai rappresentanti degli enti promotori) che valuteranno stile, correttezza, contenuto e chiarezza espositiva. I tre migliori scritti saranno premiati con riconoscimenti da 500, 300 e 200 euro in un evento conclusivo che si terrà a metà maggio. Ma al di là dei premi, la prima edizione ha già centrato il suo obiettivo: portare cinquanta giovani a confrontarsi, per quattro ore, con le domande del presente.