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di MATTEO BOVARINI - L'Italia è un paese "energivoro", ma paga la mancanza di risorse. Idroelettrico, eolico e solare non possono garantire quantità e costanza. I fossili sono al centro della polemica ambientalista. Resta il nucleare: pulito, efficiente, ma anche divisivo. Il Comitato "Nucleare e Ragione" prova ad approcciare questa fonte con razionalità: li abbiamo incontrati.

Negli ultimi anni il tema dell’energia nucleare è tornato al centro dell’interesse dell’opinione pubblica e del dibattito politico in Italia e nel mondo, a causa della crescente urgenza di affrontare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas serra, ma anche della necessità di energia a costi sostenibili per le imprese e la produzione. Il nucleare, spesso controverso, è stato rivalutato come una delle poche tecnologie in grado di produrre energia pulita su larga scala e in maniera continuativa. Tuttavia, specialmente nel contesto italiano, è ancora oggetto di discussioni accese, influenzate da paure storiche e da un forte stigma che ha radici profonde.

In Italia, l’atomico è stato abbandonato a seguito del referendum del 1987, subito dopo il disastro di Chernobyl, e nuovamente respinto con un altro referendum nel 2011, conseguentemente all’incidente di Fukushima, in Giappone. Da allora, l’energia nucleare è rimasta un tema tabù per gran parte della classe politica e della popolazione. La paura principale riguarda la sicurezza. Molti italiani vedono il nucleare come una tecnologia intrinsecamente pericolosa: anche se le nuove tecnologie hanno drasticamente ridotto il rischio di incidenti, l’opinione pubblica è ancora influenzata da un’immagine negativa. La gestione delle scorie nucleari è un altro tema che alimenta la diffidenza: molte persone temono che l’Italia non sarebbe in grado di gestire in modo sicuro il problema dei rifiuti radioattivi. 

Il dibattito sul tema è spesso polarizzato, con una parte della popolazione e dei media che si oppone fermamente a qualsiasi forma di energia nucleare e un’altra parte che ne vede l’introduzione come una soluzione necessaria. A livello politico, poi, il problema risiede nella mancanza di un consenso chiaro e stabile. Mentre alcuni partiti spingono per il nucleare, altri restano fortemente contrari, rendendo difficile sviluppare una strategia energetica a lungo termine che includa questa risorsa. Tale mancanza di visione condivisa complica anche la possibilità di investimenti significativi da parte del settore privato, necessaria per lo sviluppo di nuovi impianti.

Come si può, quindi, fare chiarezza in questo caotico aggrovigliarsi di paure, pregiudizi e disinformazione? A rispondere ci prova dal 2011 il Comitato Nucleare e Ragione, nato nelle settimane immediatamente successive all’incidente all’impianto nucleare di Fukushima, con l’intento di, come si legge dal sito dell’associazione stessa, “fornire alla popolazione un’informazione oggettiva e scientificamente corretta su quello che stava accadendo”. Il Comitato, composto prevalentemente da giovani di età media intorno ai 30 anni, da allora si impegna in una vasta gamma di attività: dalla diffusione di contenuti educativi, all’organizzazione di eventi, dibattiti e conferenze, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici riguardo i benefici che il nucleare può offrire in termini di sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e contrasto ai cambiamenti climatici. Il loro approccio si basa sul concetto di “ragione”, invitando il pubblico a un’analisi razionale, non ideologica né emotiva, delle tematiche energetiche. 

Su questa scia, gli associati del Comitato, tra cui professori ed esperti del settore, nell’ultimo mese hanno “invaso” diverse piazze e vie italiane (compresa Como, dove li abbiamo incontrati) con numerosi stand legati all’iniziativa globale Stand Up for Nuclear

Stand Up for Nuclear si prefigge lo scopo di parlare dell’energia nucleare in modo obiettivo per sensibilizzare il pubblico riguardo alla sua rilevanza e al ruolo che può avere nella produzione energetica”, ci racconta uno degli associati, Francesco Gatti, già laureato in ingegneria nucleare e ora dottore di ricerca, “Tutto questo si sposa perfettamente con i valori di Nucleare e Ragione che infatti se n’è fatta promotrice sulla scena italiana“. 

La parte più difficile per i volontari del Comitato è combattere lo stigma che aleggia attorno alla parola “nucleare”. L’origine storica di questa fonte di energia non è certamente delle più ottimali per un’accettazione pubblica, nel senso che l’utilizzo dell’energia nucleare ha origini belliche ed è associato a immagini strazianti come quelle di Hiroshima e Nagasaki. A questo vanno ad aggiungersi gli incidenti nelle centrali di Chernobyl e Fukushima. Eventi tragici che hanno segnato profondamente l’opinione pubblica, ma che, come lo stesso Francesco ha provato a spiegarci, sono stati spesso eccessivamente amplificati dalla strumentalizzazione e drammatizzazione della narrativa proposta dai media: “Subito dopo Chernobyl sono state consigliate e dette cose che hanno creato solo del grande allarmismo. Si diceva di non mangiare alcuni prodotti perché a rischio contaminazione, di abortire addirittura, nonostante tutto questo fosse perfettamente fuori da ogni razionalità scientifica”. Certamente si è trattato di eventi gravissimi, ma i danni che hanno effettivamente causato, tralasciando quelli economici, e concentrandoci su quelli ambientali e umani sono molto più contenuti di quanto tendenzialmente si pensi a causa di questo tipo di narrazioni. 

Una centrale nucleare, durante il suo funzionamento normale, non pone assolutamente nessun rischio radioattivo e anzi potrebbe essere un vantaggio per tutti”, ha proseguito Francesco. Molto spesso, per i motivi sopra citati, il rischio che percepiamo non corrisponde a quello reale. Dati alla mano, con il costante sviluppo tecnologico, i sempre più severi standard di sicurezza e la ridondanza delle misure di protezione, il nucleare è assieme alle rinnovabili una delle fonti più sicure. Oltre a tutto ciò, come viene spiegato con chiarezza nei vari volantini, cartelloni e materiali presenti presso gli stand dell’associazione, l’energia nucleare è una delle poche fonti energetiche in grado di produrre grandi quantità di elettricità senza emettere gas serra. Inoltre, a differenza di altre fonti rinnovabili come l’eolico e il solare, offre una fornitura stabile e continua, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Nel contesto della transizione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio, il nucleare può quindi giocare un ruolo cruciale per ridurre le emissioni globali e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. 

L’energia nucleare quindi è da considerarsi “green”, anzi “blu” come recita uno degli slogan dell’iniziativa. Se la prima parte dell’affermazione risulta chiara per quanto detto sopra, sul colore blu ci viene in soccorso proprio Francesco che ci spiega che “col colore Blu si vuole mettere l’accento su un fenomeno fisico che avviene all’interno dei reattori nucleari che si chiama Effetto Čerenkov”. Si tratta di un fenomeno che si verifica quando una particella carica, come un elettrone, viaggia attraverso un mezzo (come l’acqua) a una velocità superiore a quella della luce in quel mezzo. Anche se nulla può superare la velocità della luce nel vuoto, la luce rallenta in materiali come l’acqua. Quando una particella si muove più velocemente della luce in quel materiale, emette un caratteristico bagliore blu, da qui l’idea dello slogan e del colore blu che accompagna tutta la cartellonistica dell’evento. 

Il nucleare, in definitiva, rimane una questione complessa e controversa, ma è chiaro che, di fronte alla fame di energia del nostro Paese, non può essere escluso a prescindere dal dibattito. L’attuale governo ha recentemente manifestato interesse nel valutare nuovamente il nucleare come opzione per la sicurezza energetica del Paese. Pochi giorni fa, in audizione alla Camera, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha indicato l’energia nucleare come una strada da esplorare per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 e ha annunciato un progetto di legge all’inizio del prossimo anno. 

Certo, non ci sono ancora piani concreti, ma è evidente che qualcosa nel modo di percepire l’energia nucleare sta cambiando ed è il frutto dell’instancabile opera di sensibilizzazione di realtà come Nucleare e Ragione. Al di là di tutti i numeri, i grafici, le frasi provocatorie, infatti, la vera forza dell’esperienza del Comitato risiede nel non cercare di convincere le persone a priori, ma di fornire loro tutti gli strumenti per costruirsi un’opinione autonoma, non basata su luoghi comuni o falsi scientifici. Un processo che parte “dal basso” e che invita tutti a soffermarsi non su un passato dove l’energia nucleare era un nemico da temere, ma su un presente in cui è una risorsa concreta e sicura da sfruttare.