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di GIACOMO BARBOGLIO - Il cantiere è ancorta aperto: testi pronti, microfoni e mixer accesi, idee discusse, meditate e sviluppate...manca poco alla pubblicazione su Spotify della prima puntata della seconda stagione di UNIVERSICAST, il podcast pensato realizzato e rivolto agli universitari di Cremona.

Avere una buona idea è il primo passo per avere successo in ciò che si fa: come per creare un programma televisivo o scrivere un libro, così anche per registrare un podcast. E proprio il podcast è protagonista, per il secondo anno consecutivo, di una delle proposte della cooperativa Meraki all’interno del Progetto GiovaniON, una serie di azioni rivolte ai giovani, coordinate da Informagiovani e supportate da Regione Lombardia. 



L’edizione 2025 del corso, coordinata da Elisa Gamba, si svolge nei locali di Meraki in via Dante, dove i ragazzi si ritrovano per discutere, confrontarsi, scegliere gli argomenti e realizzare le nuove puntate di Universicast (qui le puntate della prima edizione), il podcast dedicato agli studenti universitari che hanno scelto Cremona come loro sede. A seguire i ragazzi un esperto del settore, Francesco Locane, laureato in scienze della comunicazione nel 2002 e in cinema qualche anno più tardi: le sue prime esperienze lavorative lo hanno portato a lavorare per Radio Città del Capo, una radio locale di Bologna. Nel 2017 ha iniziato il suo percorso da libero professionista e, oltre al mondo radio, si è avvicinato a quello dei podcast e ha ripreso quello della scrittura. 

Francesco Locane, “tutor” della redazione del progetto Universicast

In questa edizione di Universicast faccio da coordinatore: le idee arrivano dalle persone che fanno questo podcast. Io non scrivo niente, riguardo i loro testi, insegno loro come si scrive, parliamo di come si crea un prodotto editoriale. L’anno scorso c’era un pochino più di parte di corso, quest’anno invece il mio ruolo è quello di lavorare ancora di più sui loro materiali, cercando di indirizzarli, di farli ragionare su mancanze e punti di forza”.

Il primo passo per realizzare un podcast?
Bisogna avere un’idea buona e conoscere il panorama mediatico nel quale si sta

Il suo lavoro è maieutico, non pratico: consiste nell’insegnare come ci si avvicina e come va strutturato un programma di questo genere, come si scrive una scaletta, insomma, come creare un prodotto editoriale di qualità. “I ragazzi lavorano molto in autonomia: una parte del gruppo storico è rimasta e sono stati già loro passare le informazioni e le competenze ai nuovi arrivati. Il primo passo per la realizzazione di un podcast? Avere un’idea buona, come per tutte le cose, cioè lo stesso primo passo per creare un programma televisivo, un programma radiofonico, per scrivere un libro. Bisogna avere un’idea buona e conoscere il tipo di panorama mediatico nel quale si sta: Universicast è un podcast rivolto alla città di Cremona…se volessimo fare un podcast rivolto a un quartiere, alla provincia, alla Lombardia, all’Italia, al mondo allora bisognerebbe lavorare in maniera molto diversa. Quindi l’idea è capire a chi ci si vuole rivolgere”.

A coordinare il progetto Universicast è Elisa Gamba, della Coop Meraki, che tiene le fila di un gruppo composto da 13 ragazzi, la maggior parte dei quali studenti universitari. Ognuno ha il proprio ruolo e porta il proprio contributo, il numero di incontri per la produzione vera e propria del prodotto finale non è definito e fisso, ma varia a seconda della disponibilità di chi ha aderito a questo progetto. Una volta terminato tutto il lavoro le puntate che verranno pubblicate saranno 10, ognuna tratterà una tematica diversa; anche il formato varia, in alcune puntate ci sarà un ospite che verrà intervistato, in altre si potrà ascoltare un racconto tenuto dai ragazzi su una determinata tematica. 



Francesco Locane e la responsabile di Universicast, Elisa Gamba

Ad un giovane ascoltatore che si avvicina ai podcast ne consiglierei alcuni anglo-americani che sono fondamentali”, chiosa Locane, “Uno tra questi è quello che ha dato proprio origine alla grande produzione di podcast e si chiama “Serial”. In Italia ci sono professionisti bravissimi, che fanno dei podcast molto buoni. A me piacciono un pochino più quelli diciamo giornalistico-narrativi, quindi magari quelli di Pablo Trincia. Credo che i podcast attirino molto i giovani, rispetto a giornali o libri, perché c’è un’abitudine a fare tutto molto con il telefono: lo abbiamo sempre in tasca, è uno strumento sempre con noi. E c’è un’abitudine, parlando proprio della fascia giovanile, a indossare le cuffie e a isolarsi dal mondo. C’è poi una volontà di essere intrattenuti da una narrazione”.