
Domenica 19 aprile non è stata una semplice giornata di calcio. È stata una di quelle che restano addosso, che non finiscono al triplice fischio, che continuano a vibrare dentro anche quando il campo si svuota. Una di quelle giornate che non si raccontano con i numeri, ma con gli sguardi, con le emozioni che arrivano all’improvviso e non se ne vanno più.
La Sported Maris è in Eccellenza. E dirlo così, oggi, non è solo una notizia. È qualcosa che pesa, che emoziona. Perché dentro quella parola c’è un sogno che per anni è sembrato lontanissimo, quasi impossibile da toccare. E invece è diventato reale, concreto, incredibilmente vero.

È successo tutto alla fine di una stagione vissuta sempre in testa, sempre sul filo, sempre con quella sensazione difficile da spiegare ma impossibile da ignorare: quella di essere dentro qualcosa di speciale. E non è bastato vincere. Serviva anche la sconfitta del Garlasco, rimasto incollato fino all’ultimo. Poi, finalmente, la notizia. La certezza. La storia. Già, perché nessun squadra della città di Cremona era mai salita fino in Eccellenza e in questo i biancoverdi battono un loro stesso primato, quello di primo club cittadino in Promozione.
L’ultima partita ha sugellato una stagione ai limiti della perfezione, anzi forse oltre: 3-1 contro l’Oriese, la doppietta di Arcari, il gol di Burato. Ma quella della Sported non è una vittoria nata in novanta minuti, è il punto d’arrivo di un cammino che parte da lontano: dalla Seconda Categoria nel 2021-22, dalla Promozione conquistata nel 2023, nei play off sfiorati per due anni consecutivi partendo da outsider. Fino a oggi. Una scalata veloce, sì, ma non casuale. Costruita pezzo dopo pezzo.
E allora diventa difficile raccontarla senza fermarsi, senza sentire qualcosa, senza ricordare chi come Alessandro Costa è stato parte della famiglia biancoverde, ha dato il proprio contributo e oggi non c’è più.

Dietro a questo traguardo c’è una parola che ritorna continuamente: Eccellenza. Quella con la E maiuscola, ma soprattutto quella costruita nel lavoro di anni tra settore giovanile e scelta accurata dei giocatori e dei tecnici. L’ultimo dei quali, Michele Maraldo, è arrivato in estate dal Gambara con una consapevolezza interiore, mai spenta anche nei pochi momenti difficili della stagione. “Quando ho cominciato a lavorare qui ero molto fiducioso. Sentivo che potevamo fare qualcosa di importante. La sconfitta con il Casalpusterlengo è stata un punto di svolta. Ho visto una reazione vera, un’applicazione diversa. Le basi erano solide, questa promozione è meritata. Faccio ancora fatica a realizzare quello che abbiamo fatto: è qualcosa di grande, che appartiene a tutti”.
Niccolò Poli, team manager biancoverde, lo racconta con semplicità solo in apparenza, perché dentro le sue parole c’è una linea chiara, seguita negli anni con coerenza e convinzione, anche quando sarebbe stato più facile scegliere strade diverse: “La nostra filosofia è sempre stata quella di puntare sui giovani e non cambierà. Non abbiamo grandi budget, ma abbiamo un gruppo che crede davvero in questo progetto e questo alla lunga fa la differenza. L’obiettivo erano i playoff, ma partita dopo partita abbiamo capito che potevamo andare oltre, che avevamo qualcosa in più rispetto a quello che pensavamo all’inizio”.

Poi c’è il campo. E sul campo c’è chi questa storia l’ha vissuta tutta, senza saltare nemmeno un passaggio. Il capitano Gilberto Venturato. “Cinque anni fa sembrava un sogno lontano. Oggi è realtà. Quando abbiamo saputo che il Garlasco stava perdendo, in quel momento ho capito che ce l’avevamo fatta, che tutto quello che avevamo costruito durante l’anno stava diventando reale. E in quell’istante, insieme alla gioia, è emerso anche qualcosa di più profondo, che va oltre il risultato e oltre il campo: “Ho pensato subito ad Alessandro Costa, un compagno e un amico che non c’è più e credo che questa vittoria sia anche per lui, per quello che è stato per noi e per quello che continua a rappresentare”.
Un pensiero che racconta meglio di qualsiasi analisi il valore di questo gruppo, perché dentro questa promozione non ci sono solo numeri o risultati, ma legami veri, costruiti nel tempo. E infatti, quando si cerca una spiegazione, Venturato torna sempre lì, a ciò che ha fatto davvero la differenza: “L’unione del gruppo, l’alchimia che si è creata tra tutti, dai più giovani a chi c’era già da anni e il lavoro del mister che ci ha dato identità e modo di stare in campo”.
Adesso il futuro può anche aspettare, perché ci sono momenti che non vanno accelerati ma vissuti fino in fondo, senza il bisogno di pensare subito a ciò che verrà dopo.
E allora sì, questa è Eccellenza. Ma non è solo quella scritta in classifica. È l’eccellenza di un gruppo che è diventato famiglia, di una società che ha creduto senza mai smettere, di una squadra che ha saputo trasformare un’idea in qualcosa di concreto, giorno dopo giorno, senza mai perdere la propria identità.







