Ad una carriera da giocatore piena di soddisfazioni sta facendo seguito quella da allenatore, breve ma già ricca di successi. Riccardo Rabaiotti, cremonese classe 1982, muove i primi passi nel calcio giocato alla Casalese. Dopo le parentesi Leoncelli e Casalromano, trascorre 10 anni tra Prima e Seconda Categoria con l’Olmese, squadra del suo paese, indossando anche la fascia da capitano. Infine, i playoff di Seconda vinti con lo Zibello e quelli di Terza persi con la Cava. In modo quasi romantico, la prima avventura da allenatore è proprio con la StagnOlmese, che porta in Seconda prima di essere fermato dal Covid nella corsa alla Prima Categoria. Obiettivo soltanto rimandato e altro campionato vinto l’anno successivo, stavolta in Seconda con la Leoncelli. Ma il traguardo di maggior rilievo è sicuramente la storica doppia promozione ottenuta con la Sestese dalla Seconda alla Promozione, a cui purtroppo ha fatto seguito la scomparsa del club. Tanti successi che non sono passati inosservati e che hanno portato nel corso dell’estate all’ulteriore step in Eccellenza alla guida dell’Atletico Castegnato con la voglia di mettersi alla prova e continuare a migliorare un passo alla volta, nonostante l’inizio difficile con un solo punto nelle prime 3 gare di campionato.

Che tipo di allenatore sei? Raccontaci un po’ il tuo metodo, le tue idee.
«Non sono un mister integralista, mi piace valutare il tipo di squadra che ho di fronte e allenare in base ai bisogni dei miei giocatori, ovviamente ho le mie preferenze e le mie idee, ma alleno per migliorare i ragazzi non per il mio ego».
E cosa ti porti dall’esperienza nel calcio giocato in quella da allenatore?
«Dal calcio giocato mi porto l’aver vissuto i vari spogliatoi sempre come uno dei leader principali. In campo, poi, giocavo davanti alla difesa e mi piaceva dirigere e gestire i miei compagni: riuscivo a farmi ascoltare dai più estroversi come me a quelli più chiusi e timidi e questa penso sia una dote importante».
Tanti campionati vinti in carriera. Quale pensi sia il fil rouge di tutti i tuoi successi?
«Per vincere, tutto deve andare in fila. I meriti poi sono condivisi tra presidenza, dirigenza, staff, gente che lavora nell’ombra e non ti fa mai mancare niente, e soprattutto i giocatori, i veri protagonisti».
L’ultimo trionfo, quello con la Sestese in Prima Categoria, è macchiato dalle vicende societarie che hanno portato alla scomparsa del club. Cosa avete provato tu e i giocatori in quel periodo?
«Diciamo che sono cose che possono capitare con la crisi economica che c’è in questo momento, non è facile trovare soldi per il calcio dilettantistico. Mi spiace per Sesto perché non avevano mai raggiunto quella categoria. Noi abbiamo comunque vinto un campionato e quello rimane un orgoglio».

Alla fine, però, il salto di categoria in Eccellenza sei riuscito ad ottenerlo lo stesso. Nuova avventura al Castegnato, cosa ti ha spinto a sposare il loro progetto?
«Sono andato a Castegnato perché mi ha portato il direttore Vanelli. Ho trovato una proprietà molto famigliare con un presidente sempre presente, vulcanico e che ci mette l’anima per la sua squadra: vogliamo regalargli tante soddisfazioni. Voglio fare esperienza e il girone C di Eccellenza è uno dei più tosti d’Italia quest’anno. Per me non è un punto d’arrivo ma di partenza: non mi pongo limiti, so dove voglio arrivare, sempre un passo alla volta».
Obiettivi di squadra per il campionato?
«Gli obiettivi di squadra sono allenarsi e giocare per vincere ogni partita, alla fine vedremo quello che ci siamo meritati».
Ci è giunta voce che Mario Balotelli si sta allenando con voi, confermi? Come mai ha scelto di aggregarsi a voi? Cosa potete imparare da uno con la sua esperienza?

«Mario Balotelli si sta allenando sul nostro campo e nella nostra palestra insieme al suo preparatore Stefano Mazzoldi. Non si allena con il gruppo squadra come ha scritto qualcuno, ma a parte con il prof e qualche ragazzo svincolato. Se proprio non dovesse trovare la squadra giusta magari un posticino con noi alla domenica posso anche trovarglielo, però deve sapere che la maglia numero 9 da noi la può mettere solo Marrazzo».
