16 Gennaio 2026
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di AURORA FAPPANI - Non è semplice muoversi tra nuclei, neutroni e protoni, tra guerra e regime, senza risultare noiosi o incomprensibili: Alan Zamboni, in arte Curiuss, è un maestro nel farlo e ha tenuto incollati gli spettatori nella serata organizzata dal Gruppo Astrofili Cremonesi dedicata a "La fisica ai tempi del fascismo".

Con intuito fenomenale, oppure semplicemente C.I.F., l’acronimo coniato pensando a se stesso da Enrico Fermi nel 1934, in un laboratorio romano, per spiegare in modo ironico ai suoi colleghi la scintilla improvvisa che gli aveva fatto sostituire al piombo la paraffina in un esperimento sui neutroni. Un gesto apparentemente semplice, accompagnato da una buona dose di autoironia, ma che racconta molto del genio che con questa intuizione aprì la strada alla fisica nucleare moderna.  



L’aneddoto inquadra lo scienziato romano come uomo brillante, curioso, ironico e capace di trasformare anche un laboratorio modesto in un luogo di grandi intuizioni scientifiche, ed è proprio questo spirito che Alan Zamboni ha voluto raccontare nel suo spettacolo “La fisica ai tempi del fascismo”, andato in scena il 24 ottobre nell’Aula Magna dell’Istituto Ghisleri di Cremona, grazie all’organizzazione e al supporto del Gruppo Astrofili Cremonesi. In un incontro aperto a studenti, insegnanti e appassionati di scienza, Zamboni ha proposto un racconto potente: non semplice e arida docenza, ma divulgazione ornata allo stesso modo di serietà e ironia, che ha voluto far risuonare le note della scoperta in un tempo in cui la fisica italiana faceva passi coraggiosi, seppur in condizioni difficili, tra scarsità di risorse, contesto politico e ombre di guerra.

@ 2025 Nicola de Crecchio

A guidare questo racconto è stato il divulgatore e storyteller della scienza di origini bresciane, conosciuto sul web come Curiuss, laureato in Ingegneria Civile e in Lettere Moderne, che ha scelto nei suoi video social di tradurre concetti complessi in narrazioni accessibili, mantenendo sempre un tocco di ironia, e raccogliendo così centinaia di migliaia di follower.                                                           

“Io cerco di comunicare con tutti, compresi i giovani, ma tentare di utilizzare per forza un linguaggio giovane rischia di essere fuori luogo. Il trucco, se possiamo chiamarlo così, è rimanere sempre un po’ sé stessi:la spontaneità di una persona viene sempre riconosciuta, mentre l’artefatto no”, ha spiegato Zamboni, parlando del suo successo trasversale alle generazioni.                                    

Alan Zamboni in uno dei momenti del suo monologo @ 2025 Nicola de Crecchio

Un successo completato dal suo ultimo libro, “L’atomo sfuggente”, pubblicato da Mondadori nell’estate 2025, la cui trama riguarda Aldo Colombo, un professore di fisica del liceo che scompare misteriosamente a Brescia nell’autunno del 1971, lasciando al suo posto un plico contenente formule su neutroni e fissione nucleare. Il giovane matematico Teo, ex alunno prediletto, e l’insegnante precaria Deianira si ritrovano immersi in un’indagine che, dal liceo di provincia, li porta fino al laboratorio di via Panisperna degli anni Trenta, alla ricerca di un filo che leghi fisica, ideologia e segreti. 

L’atomo sfuggente, ultimo libro di Zamboni, pubblicato da Mondadori

Questo libro si collega perfettamente allo spettacolo, in cui Zamboni non si limita a raccontare la fisica italiana, ma ne esplora le implicazioni e il contesto umano e storico, offrendo non solo un contenuto tecnico, ma un’esperienza: un invito a vedere la fisica non come disciplina astratta e lontana, ma come racconto vivo, fatto di intuizioni, errori, persone che sperimentano e scoprono. Curiuss guida il pubblico tra le mura del celebre laboratorio romano, dove un gruppo di giovani fisici italiani come Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo e Oscar D’Agostino, lavorava al fianco di Enrico Fermi per comprendere i segreti dell’atomo. 

Con ritmo da narratore e accuratezza scientifica, Zamboni racconta la quotidianità di quei ragazzi e le difficoltà della ricerca in un’Italia povera di mezzi, ma ricca di idee. Lo youtuber bresciano porta il pubblico a immaginare gli scienziati muoversi tra provette e strumenti improvvisati, tra calcoli e materiali radioattivi quasi come un gruppo di amici, più che di colleghi, uniti da una curiosità che andava ben oltre le leggi e le regole di quei tempi.



Ma Zamboni non si limita alla cronaca scientifica. Il suo racconto alterna momenti di leggerezza e dramma, mostrando come la scienza possa essere allo stesso tempo gioco e responsabilità. Tra un aneddoto e l’altro, si entra in un’epoca di grandi sogni e tante contraddizioni, nella Roma degli anni Trenta, dove la genialità di questo gruppo di ventenni conviveva con il controllo sempre più crescente del regime fascista. Lì, dove si discuteva di neutroni e isotopi, aleggiava anche l’ombra dell’ideologia. “Ho scelto questa epoca, anche nel mio romanzo, perché è un momento storico fondamentale per l’Italia, che dai tempi di Galileo non aveva un grande fisico come poi Fermi. Sono periodi storici che è utile ricordare e raccontare, anche per fare collegamenti con l’attualità”.                         

Enrico Fermi (a dx) con i ragazzi di via Panisperna: da sin. Oscar D’Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti

Infatti, dopo aver fatto vivere al pubblico l’entusiasmo delle scoperte di via Panisperna, Zamboni porta il racconto oltre le porte del laboratorio, dentro la realtà dell’Italia fascista, raccontando gli anni Trenta come un periodo di contrasti: da un lato l’euforia per i progressi scientifici, dall’altro un regime che impone censura, propaganda e controllo anche e soprattutto sul sapere. La fisica italiana, all’apice della sua epoca più brillante, si trova così a convivere con un potere che non ne comprende e sostiene la portata, Fermi e i suoi colleghi continuano a studiare e sperimentare nonostante il mondo attorno a loro stia cambiando. Nel 1938 poi, con l’introduzione delle leggi razziali, la situazione precipita: la moglie di Fermi, Laura Capon, è di origine ebraica, e la famiglia è quindi costretta a lasciare il paese, subito dopo il conseguimento del premio Nobel, rifugiandosi negli Stati Uniti, sempre ammirati da Fermi, che riuscirà ad arrivare fino ai laboratori di Chicago, dove nel 1942 viene realizzata la prima reazione nucleare controllata.         

Lo spettacolo non nasconde quindi l’altra faccia della scoperta, ovvero quella che conduce alla costruzione della bomba atomica, al progetto Manhattan e alla corsa tra scienziati e nazioni; mostrando come nel paradosso della conoscenza la stessa curiosità che ci fa scoprire l’universo possa trasformarsi in uno strumento di distruzione. Raccontare Fermi e i ragazzi di via Panisperna significa ricordare un’Italia capace di pensare in grande, anche in un’epoca che cercava di spegnere il pensiero libero. In un viaggio nell’Italia degli anni Trenta, tra entusiasmo e contraddizioni, tra laboratori improvvisati e pressioni ideologiche, Zamboni restituisce al pubblico il volto umano spesso trascurato dei grandi fisici, rendendo viva la storia di chi ha saputo guardare oltre i confini del possibile.