
“Il naso rosso è la più piccola maschera del mondo.” Così Jaques Lecoq, attore e mimo francese, definiva l’iconico oggetto indossato dai clown. Eppure questa maschera è sufficiente a trasformare sia chi la indossa che chi la osserva. È una maschera piccola, quasi fragile, ma capace di abbattere barriere e di regalare un sorriso: lo sanno bene i volontari dell’associazione Dal Naso Al Cuore – ODV, che con quel naso rosso entrano nelle stanze d’ospedale portando un’energia e una positività che non hanno nulla a che fare con il carnevale. «In realtà il naso ti permette di toglierti la maschera» ci spiega Silvia Sali, una delle volontarie, che in corsia prende il nome d’arte di Claun Gocciola. Si, proprio claun: non si tratta di un errore ma di una precisa scelta ortografica.

La sezione di Cremona dell’associazione esiste dal 2011 ed oggi conta quasi 50 soci. Dal Naso al Cuore fa parte della federazione nazionale Viviamo In Positivo (VIP), nata più di vent’anni fa a Torino sulle orme della clownterapia di Patch Adams. Oggi le associazioni VIP in Italia contano più di 4000 volontari distribuiti in oltre 70 sezioni e in ognuna il percorso per diventare claun volontari inizia con un corso base in un fine settimana, dal venerdì pomeriggio alla domenica, uguale in tutta Italia e tenuto da professionisti dell’associazione VIP, a loro volta formati attraverso un lungo affiancamento, di tutte le fasce d’età, generalmente dai venticinque anni in su, anche se la maggior parte è intorno ai quarant’anni.

Ma cos’è un claun? Non stiamo parlando dei clown da circo, ma dei claun da corsia, vestiti con abiti colorati e un po’ bizzarri, il cui obiettivo è quello di strappare un sorriso e riportare un po’ di gioia nei reparti ospedalieri. Raccontare cosa accade durante questi incontri non è semplice: «È un’esperienza molto personale ed emotiva, che va vissuta per poter essere davvero compresa».
Accanto a una parte più tecnica e specialistica, l’aspetto veramente importante del percorso sta nel mettersi in gioco, nell’abbassare le difese e nel riscoprire il proprio “bambino interiore”, nel «ritrovare quello sguardo curioso e autentico che spesso la vita quotidiana tende a soffocare».
Il volontariato, dunque, parte da un lavoro profondo su sé stessi: indossare il naso rosso, il camice e gli accessori colorati diventa un modo per lasciar andare tutto ciò che ci portiamo addosso, come paure, rigidità e ruoli, perché proprio quella che sembra una maschera non serve per recitare una parte, ma permette in realtà di essere più veri e far uscire allo scoperto il proprio cuore. Il “viviamo in positivo” diventa uno stile di vita che i volontari cercano di portare anche fuori dal servizio nella quotidianità.
“Quella che sembra una maschera non serve per recitare una parte, ma permette in realtà di essere più veri e far uscire allo scoperto il proprio cuore”
«Il lavoro dei claun non è mai solitario: il servizio si svolge sempre in gruppo, da un minimo di due persone fino a squadre più numerose -prosegue Gocciola-. Questo è importante perché in un contesto delicato come l’ospedale alcune situazioni possono colpire emotivamente o mettere in difficoltà, perciò il supporto reciproco è fondamentale». Non esiste un obbligo rigido di presenza, ma la costanza conta molto in quanto parte dell’impegno che ciascun volontario sceglie di prendersi.

Contrariamente a quanto si può pensare, i claun in realtà non entrano solo in pediatria, ma in diversi reparti dell’ospedale, dove spesso incontrano un po’ di titubanza da parte dei pazienti. «All’inizio capitava di frequente che ci chiedessero: “Ma è carnevale?”», racconta ancora Gocciola. L’ospedale, però, non è mai un ambiente prevedibile, perché «non sai mai cosa aspettarti, né che tipo di situazione puoi trovare entrando in una stanza», ci spiega invece Claun Gargoyle, la volontaria Laura Carletti. Per questo il loro lavoro richiede una grande capacità di improvvisazione e altrettanta delicatezza, per rompere il ghiaccio senza però creare situazioni di disagio. «Anche il rifiuto è una possibilità: per questo, appena arrivati, chiediamo sempre se e dove sia possibile entrare», prosegue Gargoyle.

Il servizio in ospedale è settimanale e si svolge generalmente il sabato o la domenica mattina. Le uscite vengono organizzate in gruppo, decidendo insieme i reparti in cui intervenire con libertà di scelta. «Non esistono obblighi, soprattutto nei casi in cui le situazioni possono risultare emotivamente pesanti: non sapere cosa si incontrerà è un vantaggio ma anche una sfida, che richiede discrezione, sensibilità e un gran lavoro su sé stessi».

Nel corso degli anni, l’associazione ha ampliato i propri orizzonti: durante il periodo del Covid è nato infatti un servizio a domicilio nei condomini, in particolare nelle case popolari, pensato per raggiungere persone spesso sole e offrire semplicemente un momento di compagnia e di dialogo.
Dal Naso Al Cuore collabora inoltre con l’associazione Dopo di noi: insieme, una casa famiglia per persone con disabilità, con le quali i claun organizzano attività ricreative. Altro luogo di collaborazione sono le scuole, dove attraverso percorsi si cerca di avvicinare i ragazzi al mondo del volontariato.
Periodicamente vengono poi organizzati raduni nazionali e missioni all’estero: vere e proprie spedizioni con uno scopo preciso, affidate a volontari preparati e disponibili ad adattarsi a contesti complessi, precedute da incontri di formazione e organizzazione.
Un’occasione particolarmente importante è la Giornata nazionale del Naso Rosso, che si svolge ogni anno a maggio, durante la quale i claun scendono nelle piazze per festeggiare, raccogliere fondi e sensibilizzare le persone, in un evento preparato con largo anticipo e pensato per far conoscere l’associazione al di fuori degli ambienti ospedalieri.

Il loro obiettivo, spiegano Gocciola e Gargoyle, è cambiare l’atmosfera della stanza in cui entrano, stravolgerla e far dimenticare anche solo per un attimo dove ci si trova, oppure lasciare un’energia che accompagni la persona per il resto della giornata.
Le volontarie raccontano poi un altro aspetto peculiare dell’associazione: «Noi claun ci conosciamo quasi esclusivamente attraverso il nickname. Non si tratta di un modo per distaccarsi dalla propria identità o interpretare un personaggio, ma è un nome unico che rappresenta il volontario e segna simbolicamente l’inizio del percorso all’interno dell’associazione». Come tutti i membri di Dal Naso Al Cuore, anche Silvia e Laura sono persone comuni con lavori ordinari, che hanno scoperto l’associazione quasi per caso e si sono avvicinate spinte da curiosità e affinità.
Guardando al futuro l’obiettivo è quello di consolidare il gruppo e organizzare nuovi corsi base, per accogliere sempre più volontari e farsi conoscere, perché dietro a quel piccolo naso rosso c’è molto più di quanto sembri.
