
Sono le due del mattino del 3 gennaio 2026 quando parte l’allarme. Caracas, la capitale del Venezuela, è bombardata. Truppe statunitensi per le vie della città puntano a qualcosa che pianificavano da tempo: l’arresto del Presidente Nicolàs Maduro e della moglie, Cilia Flores, nel cuore della notte, lontano dagli occhi impauriti della popolazione, troppo impegnata nel cercare di capire cosa sta succedendo.
La “Absolute Resolve”, la missione americana progettata ormai da tempo, si conclude “con successo” solo poche ore dopo. La gioia dei venezuelani sparsi per il pianeta, l’indignazione di un’altra parte del mondo di fronte a quella che è ritenuta violazione del diritto Internazionale. Ma cosa si cela dietro a questo intervento del presidente Trump?

Il Venezuela è uno dei Paesi del pianeta più ricchi di risorse, ma le crisi istituzionali, sociali ed economiche continue non hanno fatto altro che gettarlo in un abisso dominato da violenza, terrore e povertà. Il generale Hugo Chavez pianificò la presa del potere, prima con un fallito colpo di Stato del 1992, poi con la vittoria delle elezioni presidenziali del 1998: in un periodo in cui il paese stava vivendo una profonda crisi economica e una sempre maggiore sfiducia nei confronti del potere, Chavez promise un cambiamento radicale in favore di un regime di stampo socialista con maggiori libertà e diritti, che puntava ad un ritorno alla riscossa dello storico condottiero Simon Bolivar, per mostrare al mondo la rilevanza del paese: in estrema sintesi, un rifiuto dell’influenza statunitense definita neo-colonialista e del liberismo, a favore di una gestione autarchica e socialisteggiante delle risorse interne.

Un progetto che, come altre volte nella storia, ha portato a un regime dittatoriale e che ha represso qualsiasi forma di dissenso e preso decisioni sconvenienti alle spalle dei cittadini, che non hanno avuto alcuna possibilità di opporre resistenza.
Dopo la morte di Chavez nel 2013 gli succedette l’allora vicepresidente, Nicolàs Maduro. Fortissimi nella comunità internazionale i dubbi di legittimità sulle del 2018, ma soprattutto quelle del 2024, che secondo l’Unione Europea non garantirono la volontà degli elettori, mentre secondo il Parlamento europeo Maduro salì senza prove effettive della propria elezione.
Un regime dittatoriale da rovesciare per il bene della popolazione venezuelana e per stroncare il suo sostegno al narcotraffico internazionale? Oppure un intervento illegittimo a danno di un paese sovrano? Ma soprattutto, cosa accadrà ora del Venezuela e delle sue enormi risorse, soprattutto petrolifere?
“Le rivoluzioni e i governi popolari nella nostra America Latina non generano i problemi economici, sociali o politici che affliggono i popoli. Al contrario, questi problemi sono il risultato dell’assedio e del boicottaggio delle oligarchie e dei gruppi economici, colpiti dalle politiche favorevoli ai lavoratori e ai settori popolari. In particolare i danni sono provocati dai blocchi economici che gli Stati Uniti attuano senza pietà contro i governi che ledono gli interessi americani”. Jorge Luis Elizondo, avvocato, professore e ricercatore presso l’Università Nazionale di Rosario in Argentina, individua come fonte primaria di crisi e pericolo l’intervento da parte di potenze straniere, che “non farà altro che provocare azioni di ripudio sia in Venezuela che nel resto dell’America Latina”.


L’opinione di E. B. (che preferisce rimanere anonimo per proteggere l’incolumità dei suoi familiari ancora in Venezuela fino all’instaurazione di un regime democratico), emigrato a Cremona ormai 25 anni fa per inseguire la sua passione artistica, è radicalmente differente: “Personalmente vedo questo intervento come una cosa positiva. Ci si deve rendere conto che per fortuna c’è qualcuno che ha fatto un passo avanti, anche perché in molti riconoscono da tempo che c’è una dittatura illegittima, ma continuano a usare solo parole, mentre il paese è già invaso da più di quindici anni, da quando ci furono i primi ingressi di forze militari di paesi che appoggiavano Chavez (Cina e Russia, n.d.r), ma lì nessuno ha mai detto niente”.
“Sì, questo intervento è stato fatto in un momento critico, quasi come fosse una dichiarazione di guerra, tutti di conseguenza parlano di diritti, ma intanto in Venezuela sono anni che nessuno ha diritti, e di questo nessuno se ne ricorda. Qualcuno deve far sì che ci sia una democrazia. Il potere ha sempre e soltanto fatto quello che ha voluto. Bisogna sperare in un effettivo cambiamento. Si sa, gli USA hanno già fatto questa cosa in altri paesi e non è mai andata bene, non è la soluzione buttare giù un governo e abbandonare il territorio nella guerra civile. Sarebbe ingenuo pensare che gli Stati Uniti possano risolvere problemi che vanno avanti da più di 25 anni in così poco tempo, ma bisogna credere in un processo che funzioni una volta per tutte”.
Ed in questo processo potrebbe avere un ruolo anche Carolina Machado, la leader dell’opposizione al regime di Maduro, che in clandestinità e rischiando la vita ha continuato la battaglia di libertà per il suo popolo. Un rischio e un impegno che hanno portato al riconoscimento del Premio Nobel per la Pace, che (non senza polemiche e accuse) pochi giorni fa ha donato simbolicamente al presidente Trump, che nel frattempo ha appoggiato la gestione pro tempore del Venezuela della vice presidente di Maduro, Delcy Rodriguez.
“Nel 2018 sono andato in Venezuela e la situazione era già veramente brutta, non c’era nemmeno la moneta cartacea, era tutto elettronico, ma la moneta fisica serve per fare certe cose”, racconta ancora E.B.:negli anni passati il Venezuela ha affrontato fenomeni di inflazione e crisi economiche mai visti prima d’ora, che sono stati in parte sanati da prestiti da parte della Cina e della Russia, ma non tanto per vicinanza ideologica, quanto per interessi economici.
La Russia, dalla parte del Venezuela dai tempi dell’alleanza tra Chavez e Vladimir Putin, mostra vicinanza principalmente fornendo armi, come droni, aerei militari e carri armati, ma anche una certa formazione tecnologica, in modo da esercitare potere sulle forze militari del paese, mentre la Cina si occupa principalmente di acquistare petrolio per mantenere la stabilità, per quanto possibile, dell’economia del paese, perché questo possa con il tempo ripagare i 67 miliardi di dollari che gli ha concesso quando era al collasso.

Una speranza utopica. Negli anni l’economia e le finanze venezuelane non hanno fatto altro che peggiorare, è proseguito l’acquisto di armi e la stretta alle libertà dei suoi cittadini: “Nel Venezuela che ho lasciato si stavano vedendo i frutti del terzo mandato di Chavez, nel senso che la situazione iniziava a essere abbastanza caotica. Iniziavano a scarseggiare i prodotti base per l’alimentazione comune, si prevedeva già un declino disastroso, anche se il governo non ha mai accettato questa cosa. Sono stato fortunato, non sono dovuto fuggire come i miei compaesani da una situazione drammatica, me ne sono andato perché mi sono appassionato al mio mestiere, poi la situazione là ha continuato a peggiorare e mi hanno consigliato di restare qui”.
Ma non è tutto: E.B. ha voluto sottolineare quanto le assurdità, che spesso vengono fatte passare come menzogne o esagerazioni mediatiche, siano atrocità reali che il suo popolo è costretto a subire: ”Tutti i venezuelani vogliono un cambiamento, in questi anni il regime ha soltanto comprato armi e liberato tutti i delinquenti dalle carceri. Li hanno liberati perché appoggiano la mentalità violenta del regime e li usano per proteggere questa ideologia assurda, mandnandoli in giro armati fino ai denti a minacciare la restante parte della popolazione”.

Nel suo racconto risuona poi tutta la preoccupazione per il destino della famiglia ancora bloccata in Sudamerica” “Li ho sentiti soltanto il primo giorno dopo l’arresto di Maduro, ma adesso non li sto più sentendo, perché mi dovrebbero dire che va tutto bene. Nessuno può dire il contrario, perché al comando ci sono ancora loro. Non sto esagerando, basta scrivere un messaggio di lamentela e rischi di andare in prigione. Possono giudicarti come un terrorista o cospiratore”.
E se in alcune parti del mondo gli occidentali sono scesi in piazza a sostegno di Maduro e contro l’ingerenza americana, E.B. ha ben chiaro ciò che vogliono i venezuelani, soprattutto coloro che come lui hanno potuto fare un confronto tra dittatura e mondo libero: “I giovani fanno fatica perché sono cresciuti lì e conoscono solo quel sistema, quindi probabilmente non sanno dare una risposta concreta a questi fatti. Tutti i venezuelani che conosco sperano che ci sia un cambiamento. Le persone che pensano a difendere i diritti di persone come Maduro sono stranieri. E’ assurdo. Se sei venezuelano e hai seguito tutta questa cosa lo sai, sono tutti stufi di vivere in quella situazione”.
