Enrica Rouby_foto SESSA
di LINDA GATTA - Dietro un momento storico come quello della promozione della Cremonese in Serie A stanno tante cose: la fatica e la preparazione dei giocatori, il lavoro dello staff, le emozioni nel cuore dei tifosi...Nella magica sera del Picco c'è stata anche la voce e l'arte di Enrica Rouby: la sua fatica e preparazione, il suo lavoro, le emozioni nel suo cuore. L'Ora Buca ha intervistato la giovane artista spezzina per scoprire tutto questo e i suoi sogni per il futuro (foto copertina FRANCESCO SESSA).

Primo giugno 2025. Stadio Alberto Picco di La Spezia. È una sera che profuma d’estate e di sogni che si realizzano. O che si infrangono. Al fischio finale il tabellone segna 2-3, la Cremonese torna in Serie A. La città esplode: fuochi d’artificio, cori, abbracci, lacrime. È una festa vera, popolare, sentita. Ma dietro quella partita tesa fino all’ultimo respiro c’è molto di più. C’è chi quella sera ha vissuto un’emozione diversa. Più breve dei 90 minuti della partita, ma forse altrettanto intensa.         



Appena prima del calcio d’inizio, la giovanissima cantante lirica Enrica Rouby ha intonato l’inno d’Italia, regalando a tutti i presenti un attimo di profonda emozione e orgoglio nazionale, capace di unire tifosi grigiorossi e spezzini in un unico canto. 

Enrica ha 23 anni e viene da una famiglia senza legami particolari con la musica. Ha iniziato il suo percorso artistico con il pianoforte, ma al terzo anno di liceo ha dovuto iniziare un’attività extra e ha scelto il canto. Una decisione che ha cambiato per sempre il corso della sua vita.

Attualmente studia al Conservatorio di La Spezia, la città in cui è nata e cresciuta, ma in questi giorni si trova a Ferrara, immersa nelle intense prove di un’opera teatrale, pronta a salire su un nuovo palcoscenico.

Il suo cognome, Rouby, porta con sé un lontano richiamo francese ma, come racconta lei stessa, quelle origini si sono lentamente dissolte nel tempo. 

«E’ stato del tutto inaspettato, ho ricevuto una chiamata da Marco Podestà, vice direttore del conservatorio di La Spezia: mi ha detto che stavano cercando una cantante per intonare l’inno d’Italia alla finale dei playoff allo stadio e che avevano pensato a me. Mi ha chiesto se mi andasse e io gli ho risposto: certo che mi va!»

Così, quasi per caso, la giovane mezzosoprano è stata chiamata a vivere un’esperienza che avrebbe segnato per sempre la sua vita e la sua carriera: cantare l’inno di Mameli davanti a migliaia di persone in un momento di grande emozione.  

Il preavviso? Solo tre giorni. Enrica ci ha raccontato con un sorriso la semplicità con cui le è stato chiesto: «Sei libera domenica? Bene, allora canterai davanti a 12.000 persone». Una richiesta così normale, quasi casuale, che nascondeva però una sfida enorme.



L’inno d’Italia lo conosceva già bene, lo aveva cantato tante volte. Per Enrica, la preparazione è stata più una battaglia psicologica che tecnica. Un mix di ansia e timore di un possibile blocco davanti a migliaia di persone le faceva compagnia, ma sapeva che la vera sfida era restare concentrata e non lasciarsi sopraffare dall’emozione.

Prima di entrare in scena, Enrica non si affida a rituali o amuleti. «Non ho nessun rito scaramantico», racconta con un sorriso, «ma mi fermo un attimo a respirare profondamente, chiudo gli occhi e mi dico: “Ce la puoi fare, andrà tutto bene”.».

Quando ha messo piede sul prato dello stadio, le emozioni sono esplose tutte insieme. «Ti senti così piccola davanti a così tante persone, ma poi comprendi che una piccola parte di te è cambiata, capisci che sei riuscita a farcela, con entusiasmo.  Poi mi sono sentita soddisfatta di me stessa».

«Ti senti così piccola davanti a così tante persone, ma poi comprendi che una piccola parte di te è cambiata, capisci che sei riuscita a farcela»

Durante le prove del pomeriggio, con lo stadio ancora vuoto, la voce di Enrica si sentiva in modo chiaro e deciso. L’acustica era buona, tutto sembrava sotto controllo.

La sera, però, la situazione è cambiata: al momento dell’esibizione, si è trovata immersa in un coro di migliaia di tifosi che cantavano l’inno insieme a lei.

«All’inizio il volume era un po’ basso, e la mia voce veniva coperta dalle voci dei tifosi,» racconta Enrica. «Ma per fortuna è andato tutto liscio, anche se sono cose che possono capitare in un evento dal vivo.».

Nonostante questo piccolo imprevisto, la sua performance si è conclusa positivamente, contribuendo a rendere ancora più speciale l’atmosfera della finale.

Per Enrica, questa esperienza è stata una svolta anche dal punto di vista della visibilità. Ci confessa con un sorriso che questa è la sua prima vera intervista.

«Il video della mia esibizione è diventato virale su TikTok e Instagram, ha superato le 720.000 visualizzazioni», racconta con un misto di sorpresa e gioia. «Ho ricevuto tanti commenti… qualcuno anche sui miei orecchini, che a quanto pare non sono piaciuti», scherza divertita.

Lasciando per un attimo da parte la finale dei playoff di Serie B, Enrica ci parla dei suoi prossimi impegni. Il primo è a Ferrara, dove interpreterà il ruolo di Fidalma nel Matrimonio Segreto di Cimarosa, un’opera settecentesca che andrà in scena il 29 giugno al Teatro Comunale . A breve, poi, Enrica compirà un altro importante passo: la laurea al Conservatorio.  A settembre si sposterà in Grecia per interpretare la Petite Messe di Rossini. Due settimane dopo, partirà per la Florida per un’altra opera settecentesca.

Nella sua vita privata, la giovane cantante spezzina non ascolta solo lirica, ma anche musica commerciale, per «non essere fuori dal mondo». I suoi gusti però si orientano soprattutto verso la musica italiana degli anni ’80, con artisti come Mina e Celentano che fanno compagnia.

Aveva anche pensato di studiare psicologia, ma l’idea di stare in uno studio tutto il giorno non la attirava. Poi ha scelto la lirica, e dalle sue parole emerge tutta la passione profonda per quello che fa.

«Più vado avanti, anche se ci sono momenti difficili, più sento che questa è la mia strada. Però non ci avevo mai pensato seriamente prima di quattro o cinque anni fa. Non è facile, esci dal liceo e devi scegliere cosa fare per tutta la vita…».

Con un sorriso, ci lascia un messaggio semplice, ma potente: «Auguro a tutti di fare ciò che amano, perché non ha prezzo. Sembra una frase fatta, ma se fai quello che ti piace, non lavorerai mai un giorno della tua vita. Certo, è faticoso, ma alla fine della giornata arrivo sempre contenta».