IMG_7096
di TEODORA COMPIANI PIRANI - Dai vicoli nebbiosi di Londra a quelli di Cremona, dalle luci tremule delle lanterne ad olio a quelle soffuse di un locale del centro: Sherlock Holmes è stato il protagonista sotto il Torrazzo di una conferenza in cui il celebre personaggio di Conan Doyle è stato analizzato, sezionato, investigato da Lucrezia Bariselli. Disadattato, seriale, senza tempo, capace di reinventarsi e vicino al pubblico, grazie agli occhi amici che lo raccontano, quelli del dottor Watson.

Fin dai primi racconti pubblicati nel 1887 è stato ovvio che la figura di Sherlock Holmes non sarebbe stata la solita immagine del detective. Dalla penna di Arthur Conan Doyle nasceva sui magazine un uomo della folla, un attento osservatore in grado di catalogare le persone e riconoscere la loro storia con un singolo sguardo attento. 

“Per me è sempre stata la figura del detective, l’idea di colui che guardando le persone da una finestra riesce a catalogarle e dire dove sono state e che lavoro fanno in base ai vestiti e alle scarpe che indossano”. L’aspetto che ha più colpito Lucrezia Bariselli è stato anche il focus della conferenza che lei stessa ha tenuto tra i tavoli del locale Spoon di vicolo Bordigallo, dove ha proposto al pubblico la figura di Sherlock Holmes come protagonista dei racconti di Conan Doyle e come fattore di enormi cambiamenti nel mondo del cinema e delle serie televisive, ripercorrendo l’evoluzione del detective dalle origini fino alle versioni più moderne, tra cui le serie tv Sherlock della BBC e Dr. House – Medical Division, una versione moderna di Sherlock Holmes. 



Lucrezia Bariselli, classe ‘97, è originaria di Cremona, dove ha frequentato il liceo classico. Per continuare gli studi universitari si è poi trasferita a Torino, dove ha conseguito una laurea triennale al DAMS e una magistrale a indirizzo cinema. Lavora ora tra Torino come guida turistica al museo del cinema e a Cremona come libera professionista in campo artistico. È proprio qui che il 12 gennaio ha tenuto la prima conferenza su Sherlock Holmes, indagando il personaggio dal punto di vista della serialità. 

La copertina di “Uno studio in rosso”, il romanzo in cui appare per la prima volta il personaggio di Sherlock Holmes

«Sherlock nasce serializzato. Una volta al mese usciva sui giornali un nuovo racconto, fattore che ha reso la serialità la base di Sherlock Holmes, ovvero il rivedere situazioni simili ma non sempre identiche. Quando nasce, Sherlock era uno tra mille. Basti pensare nell’800 tantissimi altri scrittori scrivevano di detective, ma questo investigatore ha attirato l’attenzione probabilmente perché un personaggio strano. È merito del pubblico se anche oggi è così amato e ancora evidente sulla scena».

Il primo romanzo di Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes, racconta Lucrezia, è “Uno studio in rosso”, che all’epoca della pubblicazione non ha grande successo, ma ha il merito di introdurre per la prima volta il personaggio del detective come colui che investiga e risolve il mistero alla base della trama. Il pubblico londinese già da queste pagine inizia ad affezionarsi al personaggio di Holmes, portando lo scrittore a pubblicare mensilmente ulteriori 54 racconti sul magazine The Strand, che permetteva di inserire anche illustrazioni. È da queste illustrazioni che arriva l’immagine di Sherlock Holmes come la ricordiamo oggi. 

«In quanti se lo immaginano con il cappello strano, con la doppia visiera? –è stata la domanda di Lucrezia al pubblico cremonese. Questa è l’immagine base di Sherlock Holmes, immagine che però Conan Doyle non ha mai descritto».

Una copertina della rivista “The Strand” sulla quale furono pubblicati i primi racconti di Conan Doyle dedicati a Sherlock Holmes

Il personaggio di Sherlock è ambiguo e pieno di ossimori. Non sa convivere con le persone, non ha amici e non sa relazionarsi con gli altri. Suona il violino per pensare, ha un coinquilino e fa uso di droghe come rimedio alla noia. È capace di fare moltissime cose ma non ne conosce altre. Non sa cosa sia il sistema solare. Non sa chi sia il Primo Ministro inglese nonostante viva in Inghilterra e non sa cosa sia la letteratura. Dall’altra parte sa tutto di gossip, sa dove trovare le persone e dove cercare ciò che vuole scovare. 

“Come mai il pubblico si è affezionato così tanto ad un disagiato?”, è stata la domanda di un membro del pubblico. «Le persone si affezionano tramite Watson, perché lo vedono attraverso gli occhi di qualcuno che ci tiene veramente a lui»

Insieme al personaggio di Sherlock è stato infatti citato nel corso della conferenza anche il personaggio di Watson, coinquilino, probabilmente unico amico del detective ma soprattutto colui che narra le storie. Il medico militare dell’esercito di Sua Maestà scrive infatti un diario in cui racconta le vicende che noi leggiamo nei romanzi e nei racconti. Le sue parole però non sono attendibili. Volontariamente o no, Watson cambia gli eventi raccontando i fatti filtrati dai suoi occhi. L’ex soldato ha imparato a tenere a Sherlock Holmes, a conoscerlo e a raccontarcelo così come lui stesso lo vedeva: come un amico. 

«Sherlock è fallibile, anche se non sembra. Questo lo rende incredibilmente uomo»,  altro fattore questo che ha sicuramente contribuito alla grande evoluzione cinematografica del personaggio. 

Lucrezia Bariselli ha spiegato come Sherlock sia apparso per le prime volte sul grande schermo in America interpretato dall’attore britannico Basil Rathbone e ambientato negli anni ‘30 e ‘40 mentre combatte contro i nazisti. Successivamente, nel 2009, è stato confezionato un film più legato ai romanzi, in cui Sherlock Holmes è rappresentato come persona violenta, che usa travestimenti e che insegue gli avversari.



«Tutti gli elementi dei romanzi e dei racconti sono successivamente stati ripresi nel 2010 da Sherlock della BBC con ambientazione contemporanea, in cui vediamo Sherlock che manda SMS alla polizia. L’investigatore della BBC riunisce tutto, dalla serialità originale ai riferimenti post-moderni. Come serie fa riferimento a ciò che è avvenuto prima della creazione del personaggio, ad altri film e ai racconti. Per esempio il primo episodio è intitolato “Uno studio in rosa”,  mentre il primo libro si intitola “Uno studio in rosso”. C’è questo gioco costante tra libri, film precedenti e la vera personalità di Sherlock».

Un personaggio dunque che attraversa le epoche e la storia senza invecchiare, un uomo e un personaggio poliedrico, «una figura multimediale che dai romanzi è passata al cinema, alle serie. È una figura che possiamo ritrovare un po’ ovunque, ed è questo che non ne appanna l’interesse».