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di CATERINA ANSELMI - È vero, è rivolto ai ragazzi. È vero, in estate le scuole sono chiuse e i giovani si disperdono in mille rivoli fuori dalla classi e lontani dai compiti. È anche vero però che l'estate, con il suo diradarsi di impegni, di obblighi e di alcune relazioni quotidiane, può aprire nuovi vuoti. A questi e tanti altri, a tutte le esigenze dell'età adolescente si propone di rispondere Spazio Agio, una realtà di ascolto e accoglienza per i più giovani. Senza filtri. Siamo andati a scoprirla e a conoscere i professionisti che l'hanno creata.

Dal biliardo ai giochi da tavolo fino a un divano accogliente, circondato dai libri e dall’aroma di caffè: sono tante le cose che non ti aspetteresti da uno sportello di ascolto e che invece puoi trovare a Spazio Agio. Ma l’ingrediente principale non è il contorno o il contesto: è l’ascolto.

Quello di Piazza Giovanni XXIII è un servizio, un esperimento virtuoso, che nasce il 17 novembre 2025 con lo scopo di ascoltare e soddisfare tutte le esigenze dei giovani. Si può accedere senza appuntamento e senza bisogno di essere accompagnati ogni martedì dalle 14.30 alle 17.30 e si ha un primo colloquio informale e senza barriere con uno degli operatori disponibili in quel momento. Successivamente viene svolto un confronto multispecialistico per valutare ed eventualmente indirizzare la persona al servizio più adeguato. 



«Il nostro obiettivo è quello di intercettare il più precocemente possibile l’esigenza  all’interno di uno spazio che non è uno spazio specialistico, ma uno spazio neutro dove i ragazzi, gli insegnanti o anche i genitori possono venire senza appuntamento», spiega a L’Ora Buca Arianna Bellandi, una delle educatrici che ci ha introdotto a Spazio Agio.

Lo staff di Spazio Agio che ci ha accolto nella sede di P.zza Giovanni XXIII

Il progetto è stato lanciato da ASST Cremona ed è appoggiato da un’equipe di professionisti che comprende varie figure di riferimento, come psicologi, assistenti sociali ed educatori, provenienti da realtà sanitarie, ma anche del sociale. In testa Leone Lisé, educatore al Servizio Dipendenza dell’ASST e al CERT, insieme a Virginia Pini, educatrice al CPS e in psichiatria, Katia di Filippo,  assistente sociale all’Azienda Sociale Cremonese, Federica Lauritti, educatrice presso la Cooperativa Sociale Meraki, Arianna Bellandi, educatrice presso la Neuropsichiatria infantile, Francesco Lazzari, operatore del comune di Cremona, Emanuele Gandolfo, psicologo libero professionista e dell’ASST. 

Il punto focale di Spazio Agio è «venire incontro il più possibile ai bisogni dei ragazzi. – racconta a L’Ora Buca Leone Lisé – Infatti, Spazio Agio non ha solo la funzione di sportello d’ascolto, come si può trovare a scuola, ma anche di luogo di scambio con professionisti che possono orientare verso il servizio più utile».  «Si sa che al giorno d’oggi i giovani hanno un grande bisogno di essere ascoltati e capiti senza giudizi o etichette», spiegano all’unisono gli operatori di Spazio Agio. 

Moltissimi ricercano un rapporto e uno scambio con l’adulto che però non sempre c’è o funziona, mentre tanti altri adolescenti si sentono spesso sopraffatti dalle emozioni. 

Ma da dove nasce l’esigenza di un “esperimento” come quello di Spazio Agio? Spesso i giovani vivono un disagio difficile, ma non hanno nessuno con cui confidarsi, nessun adulto di riferimento che li può aiutare a sciogliere i nodi dell’adolescenza. Moltissimi, raccontano gli educatori di Spazio AGIO, ricercano un rapporto e uno scambio con l’adulto che però non sempre c’è o funziona, mentre tanti altri adolescenti si sentono spesso sopraffatti dalle emozioni. 

Molti giovani di oggi vivono una realtà complessa, segnata da aspettative molto alte e da una forte pressione sociale. Spesso si sentono spinti a essere sempre perfetti: a scuola, nello sport, nelle relazioni e persino nell’immagine che mostrano. Questa pressione può far nascere ansia, paura di sbagliare e un senso costante di insicurezza. In questo contesto accade in molti casi che i ragazzi facciano fatica a esprimere ciò che provano. Hanno emozioni intense, dubbi e paure, ma non sempre trovano qualcuno disposto ad ascoltarli senza giudicarli. Alcuni temono di non essere capiti, altri hanno paura di deludere le aspettative degli adulti o dei coetanei. Per questo motivo tendono a chiudersi in sé stessi e a nascondere i propri sentimenti. 

Anche i social media possono aumentare questo disagio. Vedere continuamente immagini di vite apparentemente perfette può far sentire inadeguati o “non abbastanza”. Così nasce un confronto continuo con se stessi che rende ancora più difficile accettarsi e parlare apertamente delle proprie fragilità. «I ragazzi in fase evolutiva non sempre si riconoscono in questi canoni impossibili. A volte sono canoni molto distanti per esempio sulla performance, sull’essere bello e questi li discostano dalla realtà.

Nonostante queste difficoltà, molti giovani cercano comunque modi per esprimersi: attraverso la musica, la scrittura, l’arte o il dialogo con amici fidati. Per questo è importante creare spazi in cui possano parlare liberamente, sentirsi ascoltati e compresi. Solo così potranno imparare a dare valore alle proprie emozioni e a costruire una maggiore fiducia in sé stessi.

«Quindi, il fatto che si sentano accettati per quello che sono, credo che sia un grande obiettivo che noi ci poniamo come professionisti del benessere. Penso che offrire uno spazio dove i ragazzi si sentano accolti e accettati per quello che sono sia un grande risultato. E se vogliono tornare una seconda volta, per noi, è un successo».