
Per gli alimenti è ormai abbastanza comune, ma avete mai sentito parlare di energia a chilometro zero? Possiamo riassumere così la nuova CER di Cremona, la comunità energetica rinnovabile e solidale presentata alla cittadinanza nella serata di venerdì 19 giugno, nella sede di via Bissolati del Politecnico di Milano e che si affianca ad altre sei già attive in provincia: Sospiro, Viadana, Gussola, Castelverde, Soresina e Caravaggio.

Le CER sono una nuova figura giuridica, normata da direttive dell’Unione Europea e recepita dall’ordinamento italiano negli ultimi anni. Nel caso di quella cremonese, si tratta di una fondazione a partecipazione, registrata come ETS (ente del terzo settore).

Attraverso di essa è possibile produrre, immagazzinare, consumare, scambiare e condividere l’energia elettrica prodotta dagli impianti a fonte rinnovabile presenti sul territorio. I soci possono essere consumatori, produttori o prosumer (produttori consumatori), persone fisiche, piccole e medie imprese, istituzioni, associazioni o enti religiosi.
L’obiettivo di una CER è favorire l’autoconsumo di energia elettrica, di origine principalmente fotovoltaica. In questo modo è possibile non solo abbattere i costi e le emissioni di CO2, ma anche generare profitto a lungo termine. Il fulcro della comunità è rappresentato dalle “cabine primarie”, che permettono la condivisione dell’energia. Cremona ne può vantare due, una per il lato ovest e una per il lato est della città.

17 sono i soci fondatori della comunità nostrana, tra i quali il Comune di Cremona, Cremona Solidale, l’Università Cattolica, il Politecnico di Milano, il CVS Lombardia Sud e diverse parrocchie della Diocesi. A essi si aggiungono 10 soci già deliberati e altri 29 in attesa di conferma. Il Presidente della Fondazione CER Città di Cremona, Francesco Monterosso, ha presentato così il progetto: «Un sistema collaborativo verso un obiettivo comune, scelte quotidiane di condivisione che avranno un impatto nelle nostre vite, con benefici economici e ambientali. La nostra realtà però punta a produrre anche nuovo valore e benefici sociali: finanziare eventi culturali e combattere la povertà energetica, alimentare un fondo di solidarietà e aiutare chi si trova in situazioni di fragilità».

La stessa amministrazione comunale della città, rappresentata dal Sindaco Andrea Virgilio, si impegnerà in primo piano nel progetto. «La transizione energetica bussa alle porte di tutti. L’impegno del Comune non si ferma all’adesione: stiamo agendo attivamente con AEM per realizzare nuovi impianti fotovoltaici a disposizione della CER. Non ci basta energia verde: vogliamo fiducia e inclusione».
Se i vantaggi ambientali sono ben evidenti, quelli economici sono più sorprendenti. Come spiegato da Giuseppe Dasti, coordinatore del progetto per la Diocesi di Cremona, «i proventi al kw/h, rappresentati dagli incentivi statali sull’energia in eccesso consumata dai non produttori, vengono allocati per il 20% ai costi di gestione della comunità. Il restante ammontare è diviso per il 42% ai produttori, che si caricano dell’investimento iniziale, per il 28% ai consumatori e per il 30% alla realizzazione di progetti sociali».

L’adesione è meno complicata di quanto si possa pensare, come spiega sul finire dell’incontro il consigliere della fondazione Andrea Carlani. «È strutturata in due passaggi, richiesta di ingresso e registrazione del proprio contatore. Sul sito cercremonaets.it è sufficiente individuare la cabina primaria più vicina e fornire alcuni dati quali la tipologia di soggetto, i dati dell’impianto e la collocazione geografica. Dopodiché ci affidiamo ad una società di service che guida in tutti i passaggi successivi».
