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di BEATRICE FRAZZI - Gli ultimi dati che arrivano dagli Stati Uniti parlano di un leggero calo dei consumi, ma l'emergenza Fentanyl è tutt'altro che conclusa. E preoccupano i riflessi in Europa dell'abuso di questo farmaco nato per la cura del dolore e diventato, per la sua potenza, una droga che distrugge corpo e mente di chi la usa e che si diffonde tra i giovani. Ne abbiamo parlato, dati alla mano, con due esperti medici cremonesi.

Ulcere cutanee, movimenti rallentati, sonnolenza estrema, euforia, nausea: questi sono solo alcuni dei sintomi che, ormai da tempo, capita di vedere sui corpi, nelle menti e nelle anime di tanti giovani statunitensi, vittime di una vera e propria epidemia, che trasforma lo scenario del famoso “sogno americano” in un quadro apocalittico e terrificante. La droga killer responsabile di questa devastazione, il Fentanyl, ha iniziato ad invadere telegiornali e social network  soltanto recentemente, ma la sua diffusione silenziosa per le strade ha in realtà origine tempo fa: è stata creata e sviluppata per la prima volta dal Dott. Paul Janssen nel 1959 e successivamente presentata in commercio come oppioide sintetico fortemente anestetizzante. Dal 1990 si è diffusa sempre più per il suo effetto rapido e totalizzante, collocandosi al centro della produzione del mercato illegale. 



Per quale motivo? Cos’è e quali sono gli effetti di questa sostanza utile ma anche potenzialmente letale? Il Fentanyl è un analgesico oppioide cinquanta volte più potente dell’eroina e cento volte della morfina, prodotto principalmente in Cina e Messico, impiegato negli interventi chirurgici e nella terapia di dolori intensi (come quelli cronici o post-operatori) per via endovenosa oppure con cerotti a rilascio transdermico, sublinguali e spray nasali, che consentono un’assunzione limitata per evitare dipendenza o assuefazione. “Se utilizzato sotto sorveglianza medica e in casi di reale necessità per il controllo del dolore – spiega alla Fondazione Veronesi il dottor Vittorio Andrea Guardamagna, Direttore delle Cure Palliative e Terapia del Dolore presso l’Istituto Europeo di Oncologia – il Fentanyl  è un farmaco sicuro con cui è impossibile rischiare che si instaurino dipendenza o gravi effetti collaterali”.

Allora com’è possibile che i due terzi dei decessi causati da oppioidi negli USA nascondano la presenza del Fentanyl? O che questo abbia causato l’incremento del 150% dei decessi di giovani statunitensi tra i 15 e i 19 anni causati da oppioidi sintetici? Questa sostanza, data la sua elevata potenza, porta nella maggior parte dei casi in cui viene assunta senza misura un’intossicazione acuta, che genera asfissia e, in molti casi, la morte. Una fialetta ospedaliera di Fentanyl contiene 0,1 milligrammi di prodotto: visto che questa sostanza è quella che stimola maggiormente i recettori cerebrali degli oppioidi, un’assunzione in grandi quantità provoca l’insorgenza più rapida di overdose, e una difficile inversione di questa, dato che i farmaci antagonisti risultano meno efficaci rispetto agli altri oppioidi.



Nonostante gli elevati rischi che ne comporta un’assunzione illecita, questo farmaco rimane uno degli analgesici più utilizzati nei nostri ospedali. “La terapia da Fentanyl viene impiegata sia nelle cure del dolore cronico benigno, ovvero non collegabile a nessuna patologia neoplastica, sia al dolore cronico da cancro, rispettivamente con formulazione a rilascio controllato, ovvero rilasciando una piccola quantità di farmaco in modo costante, e con formulazione a rilascio rapido, ovvero rilasciando una dose che genera un’analgesia potente”: così il dottor Marco Gardini, medico ospedaliero specialista in anestesia e rianimazione, ha illustrato a L’Ora Buca le modalità di assunzione del Fentanyl durante una terapia del dolore; essendo un farmaco molto complesso, quando si ha a che fare con pazienti “vergini” rispetto all’assunzione di oppiacei, si parte con un dosaggio molto basso, in modo che l’organismo riesca ad abituarsi alla sostanza e si possano monitorarne gli effetti collaterali. Naturalmente dopo un certo periodo di tempo si arriva a sviluppare una tolleranza, quindi un bisogno sempre maggiore del farmaco per ottenere l’effetto palliativo iniziale: per contrastare questa necessità sempre crescente vengono utilizzati diversi farmaci coadiuvanti. 

In Europa e in Italia lo scenario è meno preoccupante rispetto a quello Oltreoceano, ma necessita comunque di un monitoraggio accurato: “La situazione tra Italia e USA è molto diversa: là c’è un’alta prescrivibilità, il loro sistema è tale per cui la prescrizione di oppioidi è molto più semplice, da noi c’è molta più parsimonia e le modalità sono più rigide. In Italia non ci sono proporzioni rispetto ai dati e alle immagini che si vedono negli USA, ma l’uso del Fentanyl come droga sta iniziando  anche qui e nel nostro territorio cremonese.

Roberto Poli, Direttore del Dipartimento Sanità Mentale e Dipendenze e del Servizio Dipendenze (Serd) dell’ASST di Cremona, spiega la differenza tra i due sistemi sanitari, andando anche a sfatare la chimera di un’epidemia da Fentanyl in Italia, simile magari a quella dell’eroina, un’ombra buia sul secolo scorso: “L’eroina era una sostanza che colpì una fetta di quella generazione, mentre ora il panorama in Italia è più variegato: il Fentanyl è una tra le tante, vi è un’offerta molto diversificata. Non credo che stiamo andando verso un’epidemia di una singola sostanza, ma di più sostanze. Siamo in una fase in cui l’elemento prevalente è quello del policonsumo, dove emerge un’offerta ricca, molto maggiore rispetto al passato”.

Foto di copertina: Jeff Anderson