
Risale a ieri pomeriggio il decesso della 22enne napoletana Jlenia Musella, a poche ore dal suo ricovero presso l’ospedale Villa Betania a Napoli.
La giovane è stata depositata davanti al pronto soccorso da individui non meglio identificati, che sono immediatamente ripartiti in auto.
La giovane aveva con sé i propri documenti: di lei si sa che risiedeva nel rione Conocal, nel quartiere orientale di Ponticelli, in via Chiaro di Luna, con il fratello Giuseppe Musella, di 28 anni. I genitori sono entrambi detenuti poiché collegati con il clan Casella-Circone, famoso per le attività illecite, del quale il padre era un elemento di spicco.

Le attenzioni di Polizia di Stato, in particolare la Squadra Mobile del Commissariato Ponticelli, e dell’Ufficio Prevenzione Generale, che hanno preso in carico il caso, si sono subito rivolte al fratello, irreperibile dopo il delitto. Raccolte prove della relazione già travagliata tra i due fratelli, l’ipotesi iniziale è stata quella di una lite familiare finita male.

La polizia era ancora sulle sue tracce quando nella nottata si è presentato lui stesso in Questura per confessare: pare che, irritato dalla musica ad alto volume della sorella nel momento in cui voleva dormire, abbia avuto un attacco d’ira che lo ha portato ad accoltellare la sorella alla schiena.

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri,ha oggi partecipato ad una conferenza stampa riguardante un’operazione anticamorra nel quartiere Scampia che ha portato all’arresto di 15 presunti appartenenti alla famiglia malavitosa Raia, parte del clan Amato Pagano.
Ha dichiarato che esistono rioni particolarmente degradati “dove si uccide soprattutto e spesso per motivi futili”; al quesito posto riguardo all’effettivo grado di degradazione di questi rioni, risponde però “è una domanda che non dovete fare a me, dovete farla anche a chi amministra, a chi fa politica: noi interveniamo sul piano giudiziario e se avete suggerimenti siamo pronti ad ascoltare tutti”. Tenta subito di spostare l’attenzione da questa immagine negativa indicando la città anche come una città di cultura, e non di sola violenza: “A Napoli si vendono più biglietti di teatro che non a Roma o Milano, e questo è un dato positivo”.